Olimpiadi Rio2016, il globo unito nel volto degli indigeni: il gigantesco murales di Eduardo Kobra

Con una maestosa cerimonia inaugurale, venerdì 5 agosto, allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, è stato acceso il braciere olimpico, aprendo ufficialmente la XXXI edizione dei Giochi olimpici. Il Brasile è il primo paese sudamericano a ospitare le Olimpiadi e Rio è la terza città latinoamericana dopo Città del Messico nel 1968 e Montreal, in Canada, nel 1976. Un traguardo sportivo storico e prestigioso nel quale più di diecimila atleti provenienti da 207 nazioni gareggiano in 306 competizioni differenti: pronti ad andare oltre i propri limiti, desiderosi di agguantare la medaglia d’oro, di rappresentare la propria terra o semplicemente di partecipare a una Olimpiade, chi al primo tentativo chi all’ultimo. Variopinte sfaccettature, differenti stati d’animo e un’unica passione legata allo sport in quella che è la patria, universalmente riconosciuta, del futèbol.

Ma a Rio de Janeiro, lontano da piscine o piste d’atletica, c’è un brasiliano determinato nel suo sogno e nella sua personale sfida. Il suo luogo è la strada, le sue armi migliori sono vernice, spray e rulli. Non poteva che essere Eduardo Kobra, street artist mondiale originario di São Paulo, il manifesto più iconico del brio, dei colori e dello spirito che si respirano a Rio in questi giorni: a lui l’onore e l’ardua fatica di rivitalizzare un’area adiacente al porto con un murales che rispecchiasse il suo stile e l’animo di queste Olimpiadi racchiuso nel motto ufficiale “Um mundo novo” (un mondo nuovo). Così Kobra, dopo uno studio accurato sulle popolazioni indigene del pianeta, ha dipinto cinque volti, cinque differenti etnie rappresentatrici dei vari continenti, un richiamo proprio ai cinque anelli olimpici. Un’unione visiva accompagnata dal messaggio che, infondo, noi siamo tutt’uno. “Somos Todos Um”, questo, infatti, il nome del murales, è una caleidoscopica esplosione di colori – tratto distintivo dell’arte di Kobra che ciclicamente ritroviamo nelle sue opere- che ipnotizza lo spettatore estasiato dall’arcobaleno cromatico, ma anche dalla ricchezza di dettagli e sfumature: modulato attraverso textures geometriche che completano il disegno come pezzi di puzzle a dare profondità all’opera è l’utilizzo delle ombreggiature che rendono il tutto estremamente foto-realistico.

Solito immortalare i tratti di personaggi noti come sportivi, politici, attivisti e musicisti, Eduardo Kobra per la prima volta si è sporcato le mani focalizzando il suo lavoro sui volti comuni, ma estremamente carichi di significato: navigando per tutto il globo, partendo da sinistra, l’artista ha raffigurato il viso di un componente della tribù etiope Mursi, poi i lineamenti rugosi di una Karen, gruppo di donne scappate dalla Birmania e accolte in Thailandia, famose per il loro collo allungato e avvolto da una serie di anelli metallici. Facendo un salto con lo sguardo si arriva in Siberia con il ritratto di un membro della popolazione nomade Ciukci, prima di rituffarci nel caldo della Nuova Guinea dove vivono gli indigeni Huli. Al centro, si erge un giovane dallo sguardo determinato: indossa un copricapo piumato e orecchini di cotone con delle perline che ha ricevuto durante la cerimonia dell’assegnazione del nome. E’ della tribù indios Kayapó, gli ultimi guerrieri che, da decenni, difendono l’Amazzonia dai predatori dell’era moderna attratti dalle miniere, dalla deforestazione e dalla costruzione di dighe, minacce costanti all’incolumità della foresta pluviale.

La resistenza di un piccolo gruppo per proteggere un bene prezioso per tutta l’umanità: «Abbiamo tutti le stesse origini e quindi dobbiamo andare d’accordo sempre, non solo durante le Olimpiadi – spiega Eduardo Kobra – Stiamo vivendo un momento storico confuso e minato da vari conflitti. Ho voluto dimostrare che siamo tutti uniti, siamo tutti collegati per la pace nel mondo».

Quella di Eduardo Kobra non è solo una “missione di pace”: il suo mastodontico murales può diventare un punto di riferimento globale non solo per il messaggio che veicola, ma anche perché potrebbe entrare nel Guinness World Record. Lungo 190 metri e alto 15,5, la massiccia opera d’arte copre un’area di 2.945 mq e potrebbe essere riconosciuta come il pezzo di street art più grande al mondo realizzato da un singolo artista. Ci son voluti circa 100 litri di vernice bianca, 1.500 litri di vernice colorata e almeno 3.500 bombolette di vernice spray: Eduardo Kobra si è fatto aiutare da una squadra di quattro assistenti e, assieme, hanno lavorato 12 ore al giorno per due mesi. Se verrà ufficialmente riconosciuta, l’opera del 40enne brasiliano sarà grande quasi il doppio di quella che attualmente detiene la coccarda del record, con i suoi 1.678 mq e realizzata nel 2009, a Mazatlan, in Messico, dall’artista Ernesto Espiridion Rios Rocha.

L’articolo è sul numero di agosto della rivista mensile Are you Art?

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