Cvtà Street Fest: la street art nel Molise che resiste

Nel Molise bistrattato da tendenze social che addirittura negherebbero la sua reale esistenza, c’è un piccolissimo borgo che, con delicatezza infusa di street art e gesti quotidiani, ha riportato la regione al centro dell’attenzione sfociando anche oltre i confini nazionali. Dal 21 al 24 aprile, a Civitacampomarano, poco più di 400 anime, in provincia di Campobasso, si sono riuniti sei artisti per la prima edizione di CVTà Street Fest: gli italiani Biancoshock, Hitnes, ICKS e UNO, lo spagnolo Pablo S. Herrero e l’uruguaiano David de la Mano hanno realizzato le loro opere e i loro interventi sotto la guida della direzione artistica di Alice Pasquini, conosciuta nel mondo come AliCè e sotto l’organizzazione della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”.

BiancoShock_03_CVTAStreetFest_FotoAlessiaDiRisio

Dal nome (“Cvtà” un rimando al suono dialettale con cui gli abitanti del posto chiamano il loro paesino) si intuisce l’idea e il sentimento che aleggiano attorno all’evento: tradizione e modernità si mescolano senza alterare gli equilibri ormai cristallizzati di una popolazione prettamente anziana e arroccata, sia fisicamente che ideologicamente, in un’altra realtà. Così, in questo festival, non si sono viste mastodontiche murate, molto in voga nei recenti interventi di street art globale, e soprattutto i primi a usufruire di queste opere permanenti non sono stati esperti, disquisitori o giovani, ma chi (e questa volta non è un modo di dire) una bomboletta spray probabilmente non l’ha mai vista. Insomma, gli artisti si sono adattati ai piccoli muri del borgo senza intaccare la loro atemporalità. Chi viene dal Sud o chi è entrato in contatto con gli abitanti del Mezzogiorno, sa che una loro peculiarità è l’ospitalità: pertanto, era possibile immaginare le signore ferme, con le mani in mano? Assolutamente no, ed ecco che in questo connubio, tra i vicoli profumati di Civitacampomarano era possibile assaggiare quattro piatti tipici, cucinati dalle donne del posto: il riso con il latte (ris cu latt), le scrippelle (scr’pell’), il pane indorato e fritto (pan ‘nrat) e i ceci (i cic).

In questo “do ut des” generazionale, un altro evento collaterale è stato quello di coinvolgere alcuni residenti in una fusione tra l’hip hop e la musica dei vinili impolverati. E’ stato dj Gruff, icona della scena rap italiana, che, giocando con i ricordi personali e collettivi scaturiti dai vecchi vinili sopravvissuti al passaggio del tempo, ha ricreato una moderna colonna sonora a colpi di scratch, invitando alcuni anziani a mettere le loro mani sui piatti.

Nella poliedricità degli interventi artistici, la provocazione di Biancoshock suggella il paradosso dell’era moderna: sulla pagina Facebook del festival si legge, infatti, che «in questo paesino ricco di tradizioni popolari internet è un mondo parzialmente sconosciuto. I telefoni hanno difficoltà a prendere la rete e la connessione dati. L’idea è quella di dimostrare che queste funzioni virtuali, ritenute dalla stragrande maggioranza della popolazione come necessarie e fondamentali per la vita di tutti i giorni, esistano anche in un paese dove la connessione stenta ad arrivare». Ecco come nasce il progetto Web 0.0″, una dimostrazione empirica che certi fenomeni di arricchimento e interscambi culturale sono sempre esistiti: ecco che la commara pettegola rimpiazza Wikipedia, Youtube è la piccola televisione nel baretto, WhatsApp non è altro che la vecchia e spigolosa cabina telefonica, il social network di Zuckerberg vestirebbe i panni di una bacheca in piazza dove leggere le comunicazioni pubbliche e il negozietto all’angolo potrebbe essere eBay.

CVTà nasce per una piacevole e romantica coincidenza: nel 2014, Ylenia Carelli, presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco”, invita Alice Pasquini a realizzare alcuni dipinti nel borgo molisano ormai quasi disabitato. Lei con il suo stile profondo e narrativo, prendendo spunto da fotografie d’epoca della vita del paese, omaggia la storia di Civitacampomarano con una serie di interventi che vengono apprezzati dagli abitanti. Ma il legame fra il borgo e l’artista internazionale non è solo artistico, ma anche biografico: «Per me non è un paese qualsiasi – racconta sul sito dell’iniziativa– è il paese natale di mio nonno, ma questo l’autrice della mail non lo sapeva». Per Alice Pasquini un intreccio che acquista valore: un viaggio alla scoperta delle bellezze di un’Italia che forse non c’è più, ma anche un percorso nella memoria familiare. Ma con una certezza: il Molise resiste.

L’articolo è anche sul numero di maggio della rivista Are you art?

are you art maggio 2016

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...