Nel ricordo di Khaled al-Asaad, difensore della cultura, ucciso dall’Isis

«Talvolta fare un passo avanti è non indietreggiare»: è la scritta che accompagna il murales dedicato alla memoria di Khaled al-Asaad, l’82enne siriano direttore del sito archeologico di Palmira ucciso, il 18 agosto 2015, dall’Isis. Decapitato perché si è rifiutato di indicare ai jihadisti dello Stato Islamico i luoghi in cui sono stati nascosti importanti reperti romani.

Gli artisti Pao, Orticanoodles, Piger e Ivan hanno voluto ricordare, attraverso un’opera realizzata sulla parete della Fabbrica del Vapore, in via Procaccini a Milano, lo spirito umano di Khaled che si preso cura per mezzo secolo della “Sposa del deserto”, com’è soprannominata la città siriana per il suo passato di centro nevralgico tra Occidente e Oriente.

Palmira, patrimonio dell’Unesco, si trova a circa 250 km a nord-est di Damasco e durante l’estate 2015 è stata assediata e conquistata da Daesh che ha ridotto in macerie il tempio di Baalshamin risalente al II secolo d.C e il tempio dedicato al dio Bel. A Khaled al-Assad, per il suo sacrificio, lo scorso novembre è stato dedicato un albero piantato nel parco Monte Stella, nel Giardino dei Giusti, sempre a Milano.

 

Qui la poesia scritta da Ivan e che potete leggere sulla sua pagina Facebook

“Per te Khaled. Poesia per non indietreggiare”
per te Khaled
per la parola rovina che si fa grazia come fiorisse tutta la primavera
come fosse Palmira
tra vento e sabbia e deserto che rinasce viva
come quel giorno che aspetto e spero di non essermi mai perso
dove si sceglie di non tornar indietro mai
ne per guai o per convenienza da marinai
che l’esempio resisterà il tempo
ogni scheggia e ogni suo frammento
pur s’una brigata criminale
ne ha fatto scempio
per te Khaled
per il tuo sguardo alto quanto li hai visti arrivare
per i tuoi pensieri quando hai deciso di non indietreggiare
di dar invece un avanti tutta la vita
come una via d’uscita che nessuno vede
la via di chi resiste le catene
di chi spreme speme
e fa d’un patrimonio di tutti cose cara e segreta
fa una barricata alla frana come fosse un’altalena di pietra
oltre il burrone dell’orrore
di chi comanda omicidi e fa proseliti d’ignoranza
con la prepotenza di nascondersi dentro un’idea al comando
invece sono niente
siete niente
neanche sommati in corpi e centinai di armi
riuscirete ad avvicinarci a Khaled per statura
che vi vede arrivare
e impugna le armi
che per lui
sono parole
che fanno più rumore
d’un boato che non si può sentire
c’è un coraggio che sale solo con la paura più grande
c’è la Siria alle porte tra dramma e fiamme
c’è chi parte e si scorda dei principi
ci sono principi e profeti colmi d’inganni
ma Khaled invece pare sia ancora di guardia il forte
pare ancora socchiuda piano le porte
di archivi che custodiscono la storia dei mondi
dei primi come di tutti quelli che son arrivati secondi
in terra araba figlia di Grecia
in provincia di Cristo un passo dal profeta
tra Siria e Palestina
tra Davide e’l Messia
un’oasi bambina strappata la radura
un’oasi che fa paura
pur in rovina
perché è culla di genti e storie lontane
quelle storie che non si possono impiccare
quelle storie che vincono le guerre
germoliano le terre
e come la memoria che non si può cancellare
ci ricordano di ricordare
di non dimenticare che il miglior passo da compiere
talvolta
è non indietreggiare

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