L’installazione di Ai Weiwei, a Berlino, con i giubbotti dei migranti

Più di 14mila giubbotti di salvataggio sono stati appesi attorno alle colonne della Konzerthaus di Berlino che domina l’affascinante piazza Gendarmenmarkt assieme alla chiese gemelle del Deutscher Dom e Französischer Dom. Sono i giubbotti utilizzati dai migranti giunti sulle coste dell’isola di Lesbo e salpati, principalmente, dalla Turchia. L’installazione, apparsa durante la settimana della Berlinale, il Festival internazionale del cinema a Berlino, porta la firma dell’artista e attivista cinese Ai Weiwei che nell’ultimo periodo sta focalizzando la sua arte la sua ricerca proprio su questo tema delicato.

Un memoriale temporaneo dedicato a migranti, rifugiati e profughi che lasciano le proprie terre e case frantumate per affrontare dei viaggi oscuri verso l’Europa, verso la possibilità di crearsi una nuova vita. Ma quei salvagenti messi lì vogliono puntellare l’attenzione anche su uno scandalo che accentua e aggrava la già precaria condizione umana dei migranti: molti di questi sono fabbricati nelle industrie tessili turche con prodotti scadenti e mal funzionanti e vengono, poi, venduti dagli stessi scafisti e trafficanti a prezzi altissimi. Sulla facciata esterna della Konzerthaus, inoltre, è srotolato uno striscione con la scritta #SavePassage: è un appello a facilitare l’apertura di corridoi e percorsi sicuri che possano permettere di evitare le stragi nel Mediterraneo.

Durante le scorse festività natalizie alcuni giubbotti di salvataggio furono utilizzati da alcuni soccorritori dell’isola di Lesbo per creare un albero di Natale.

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