Come unire skate e street art all’interno di una chiesa secolare. Ed essere fighi

A vederla dall’esterno, quella di Llanera, città delle Asturie, nell’estremo nord della Spagna, sembrerebbe una chiesa come tante altre. Sembrerebbe appunto, perché già avvicinandosi all’ingresso è possibile ascoltare qualcosa di diverso dalla tradizionale messa: nessun canto liturgico, infatti, ma l’eco di rotelle sul legno. Dove c’erano i banchi per le preghiere ora c’è un half-pipe, via l’odore di incenso, spazio a un tripudio di colori. Così è nata la “Iglesia Skate”, la prima e unica chiesa sconsacrata (ovviamente), ad ospitare al suo interno uno spettacolare skatepark.

Costruita nel 1912, su idea dell’architetto asturiano Manuel del Busto, la chiesa di Santa Barbara era un luogo di culto e punto di riferimento per i lavoratori di una vicina fabbrica di munizioni. Ma quando l’azienda ha chiuso i battenti alla fine della guerra civile spagnola anche la chiesa cadde in disuso. Cinque anni fa, un’associazione locale, la “Church Brigade”, ha pensato di far risorgere questo spazio abbandonato trasformandolo in un monumentale skatepark. «Tutto era in rovina e in pessimo stato – ha detto Ernesto Fernández Rey, ideatore del collettivole pareti erano macchiate, la vernice si staccava e c’era polvere ovunque». La chiesa, infatti, era dimenticata da decenni quando Fernández Rey si è imbattuto in essa: inizialmente era interessato a utilizzare lo spazio per aprire un’area commerciale, ma la crisi economica del paese lo ha portato a cambiare strada indirizzandolo verso la sua passione per lo sport estremo di origine californiana. Del resto, «ha un’architettura davvero interessante, con soffitti alti e un sacco di luce», ha detto il 36enne. Nelle Asturie inoltre, piove quasi 200 giorni all’anno: l’idea, quindi, di reinventare questi 300 metri quadri in uno skatepark indoor sembrava la soluzione più avvincente e intrigante. Così la “Church Brigate” ha racimolato un po’ di soldi e ha costruito la prima rampa senza intaccare la storia architettonica e sacra della chiesa.

Ma la consacrazione è arrivata poco tempo fa, quando è entrata in scena la street art di Okuda San Miguel. Le volte, il soffitto e le pareti sono contaminate da un’esplosione caleidoscopica di colori e immagini: forme geometriche dai colori brillanti si alternano a linee sinuose di volti umani, animaleschi e teschi, in equilibrio con il pop surrealismo. Tra lingue di cielo stellato e frammenti di sogni psichedelici, chi alza la sguardo si trova dinanzi ad una visione poetica del caos. L’arista spagnolo, cresciuto a Santander, ma formatosi a Madrid, si è ritrovato tre le mani le foto del progetto; così ha contattato il collettivo chiedendo la possibilità di dipingere un murales all’interno della chiesa. Okuda, che ha detto di essersi immediatamente innamorato del progetto che unisce due mondi così distanti, ha curato la raccolta fondi per il suo progetto “Kaos Temple”, anche grazie ad una campagna di crowdfunding e al reclutamento di vari sponsor, tra i quali Red Bull e Montana per le bombolette spray. «Abbiamo dovuto riparare alcune parti della chiesa, alcune pareti andavano rafforzate e abbiamo sostituito la balconata superiore e alcune finestre rotte», ha raccontato l’artista spagnolo che, con tanto orgoglio quando guarda il soffitto, chiama la sua fatica la “sua personale Cappella Sistina”.

 

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