Brandalism a Parigi: false pubblicità per smascherare le contraddizioni sul clima

Potete leggere l’articolo anche su Artribune e sul numero di dicembre della rivista Are you Art?

Nei giorni scorsi a Parigi si è svolta la COP21, la conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite. Dal 30 novembre fino all’11 dicembre, il vertice è stata l’occasione, per i leader mondiali, di discutere sul primo accordo storico per contenere il cambiamento climatico ponendosi l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°. La vigilia della manifestazione è stata segnata da scontri tra polizia e manifestanti nonostante il divieto di manifestazioni pubbliche imposto dal governo francese dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre.

Qualcosa in realtà si è mosso, sotto traccia; non ha fatto rumore a suon di cori, fischi e tamburi, ma ha colpito il bersaglio rivolgendosi direttamente a “chi comanda”. La capitale francese, infatti, è stata tappezzata da 600 manifesti affissi da un collettivo di artisti, Brandalism, (che sul proprio sito web si definisce ironicamente “unofficial parter of COP21”) con l’intento di provocare le grandi società multinazionali e di smascherare le menzogne dei politici primi responsabili della criticità attuale climatica e di tutti gli effetti collaterali come l’inquinamento e l’innalzamento dell’acqua dei mari.

Le illustrazioni sovversive sono state posizionate nelle bacheche alle fermate degli autobus di Parigi che sono gestite da JC Decaux, una importante società pubblicitaria che è anche uno degli sponsor della COP21. Più di 80 artisti provenienti da 19 paesi hanno affisso i loro personali manifesti, foto-montando grafiche di note compagnie aeree o case automobilistiche per realizzare falsi spot, oppure utilizzando il loto tratto artistico, geniale e riconoscibile. Con la loro creatività hanno voluto sottolineare il paradosso che è venuto a crearsi in questa manifestazione: aziende che inquinano e che dovrebbero essere parte del problema, si pongono come parte per la soluzione dello stesso. Così molte pubblicità hanno marcato questa incongruenza: una di queste, coinvolge l’AirFrance, compagnia aerea francese. Il messaggio è diretto: «Occuparci del cambiamento climatico? Certo che no, siamo una compagnia aerea. Sponsorizziamo la conferenza sul clima dell’Onu così sembreremo parte della soluzione e saremo sicuri che i nostri introiti non saranno interessati», si legge in alto accanto alla hostess, mentre sotto al nome della compagnia ecco un’affermazione-sintesi dei principi di Brandalism: «AirFrance, parte del problema».

Tra le più bersagliate c’è la Volkswagen, coinvolta nel recente scandalo “diesel-gate” sui motori truccati. Su alcune locandine, in perfetta riproduzione di pubblicità del marchio tedesco, infatti, si può leggere: «Ci dispiace che ci abbiano beccati» oppure «Guida più pulito, o almeno fai finta».

Il precedente intervento è di Barnbrook che, ovviamente, ha messo sotto torchio anche le compagnie petrolifere. Qui sbugiarda la Mobil, statunitense, con uno slogan che afferma: «Noi eravamo a conoscenza dell’impatto ambientale dei combustibili fossili, ma pubblicamente lo abbiamo negato».

Come detto in precedenza Brandalism non ha risparmiato i leader politici mondiali: l’artista Bill Posters si è preso “personalmente cura” della materia con fotomontaggi ad hoc per Shinzo Abe, primo ministro giapponese, con in testa le classiche torri di raffreddamento delle centrali nucleari; per David Cameron, omologo del Regno Unito, che indossa una tuta da pilota di F1 con addosso patch di compagnie petrolifere e, infine, per Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, che nuota in mare mentre sullo sfondo si alzano fiamme e una nube tossica nera.

Senza troppi giri di parole, l’italiano Fra.Biancoschok, che sa fare centro come pochi attraverso le sue idee iconiche, ci propone un mappamondo essenziale nella sua immediatezza: il sostegno che regge il globo compone la parola CO2, sigla dell’anidride carbonica e sotto si legge: «Attenzione. Respira a tuo rischio».

Sempre un mappamondo, questa volta dai colori pastelli e morbidi è disegnato dallo spagnolo Escif. Sul suo, però, non è visibile la terraferma perché è coperta da una spessa coltre di fumo e smog, ed è verde, probabilmente, per richiamare il colore del dollaro, simbolo del potere e degli interessi che gravitano attorno a industrie e inquinamento.

Un altro artista spagnolo, Sam3, sposta l’attenzione sul ruolo del cittadino come medio consumatore e come colui che dovrebbe agire in difesa del proprio futuro. Con la classica silhouette nera, marchio di fabbrica di Sam3, lo street artist disegna una figura paramitologica giustapponendo il busto di un uomo con il capo chino verso il suo smartphone al corpo di uno struzzo con la testa nascosta nel terreno. E’ il simbolo di colui che finge di non accorgersi di situazioni scomode o sgradevoli e che preferisce ignorare.

Altro stile piacevolmente riconoscibile è quello dello street artist italiano Millo che, in un caotico gomitolo urbano fatto di strade e palazzi dal richiamo fumettistico in bianco e nero, colloca due medici che romanticamente misurano la febbre, alta, della terra sintomo di un malessere ormai nelle viscere del pianete.

Gli attacchi artistici, che Brandalism ha raccolto sul proprio sito internet, sono tanti, profondi e stimolano riflessioni differenti, ma non c’è cartolina migliore di quella proposta da Kennard Phillips per fotografare l’attuale politica mondiale con le sue guerre, gli opportunismi, le contraddizioni e i doppi fini: una pompa di benzina si erge tra bombe inesplose e rovine dall’eco mediorientale.

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