Un tetto per l’inverno: l’Union Berlin ospita i rifugiati nel suo prossimo fan-house

Lo scorso settembre, quando in Germania il tabloid Bild, in occasione del weekend di Bundesliga, aveva promosso l’iniziativa “Wir helfen” per supportare l’integrazione dei rifugiati, l’Union Berlin assieme al St. Pauli decise di dissociarsi e di boicottare la proposta. Portata avanti successivamente da altre società tedesche, il messaggio che volevano far passare era sostanzialmente questo: «Noi ci siamo sempre impegnati in iniziative per favorire l’integrazione, lo facciamo a modo nostro senza etichette o eventi mediatici». Così è stato nel recente passato, quando, per esempio lo scorso febbraio la società ha organizzato allo stadio An der Alten Försterei, una festa culturale per avvicinare ulteriormente tedeschi e stranieri.

Così sarà nel prossimo futuro: la società di Zweiteliga con sede a Köpenick, infatti, ha comunicato che, in vista dei prossimi rigidi mesi invernali, destinerà a 120 rifugiati uno spazio già progettato per essere una “casa dei tifosi”. Il tifo si fa momentaneamente da parte; rinviata, dunque, l’inaugurazione di questo ex-supermercato di 1.200 metri quadrati pensato per essere un centro per gli appassionati, ma anche punto di ritrovo e di ristoro per i supporter rossi e bianchi.

L’assessore per l’integrazione di Treptow, la parte della città dove si trova l’edificio, Georg Postler, ha detto che i rifugiati potrebbero trasferirsi all’interno della loro casa temporanea tra il 16 e 20 novembre. La capienza massima è di 150 persone e, all’esterno dell’edificio, il comune di Berlino sarà presente con un container per offrire assistenza medica.

Già nei mesi scorsi, quando numerosi siriani sono arrivati in Germania, sia la società che numerosi tifosi avevano espresso disponibilità per dare una mano. Sven Mühle, membro del fan club “Eiserner Virus” e direttore del prossimo fan-house, ha detto: «Berlino è alla ricerca di tutte le opzioni a disposizione per risolvere il problema e trovare un luogo adatto a tutti. E noi siamo qui per questo. Certo, ci sarebbe piaciuto celebrare l’apertura della nostra casa a gennaio, quando l’Union Berlin compierà 50 anni, ma dobbiamo pensare ad affievolire il dolore e la miseria degli altri». Dirk Zingler, presidente del club, ha voluto aggiungere: «Non possiamo influenzare la politica internazionale, non è nostro compito in quanto squadra di calcio. Tuttavia, siamo legati a valori umani e qui, nella nostra città, nel nostro quartiere, possiamo aiutare chi ne ha bisogno».

FanHouse rifugiati

L’articolo è anche su TuttoCalcioEstero.it

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