Yakuto, amore a prima vista. Dal Giappone con furore cantando «forza la Bari alè»

Tra i tanti tifosi che sugli spalti hanno applaudito la magia di Valiani contro il Virtus Lanciano, c’era un piccolo sostenitore che ha dovuto percorrere migliaia di chilometri in più degli altri. Yakuto ha nove anni, viene dal Giappone, parla inglese e quella che ha vissuto al San Nicola è stata la sua prima esperienza in uno stadio di calcio. Un po’ frastornato tra cori, fischi e tamburi, ma con occhi pieni di curiosità e con la frenesia di chi vuole assimilare più immagini possibili per conservarle tra i suoi ricordi, Yakuto si è ritrovato nel capoluogo pugliese trascinato dalla contagiosa passione di due ragazzi di Bari, Davide e Giorgio. Portatori sani del tifo biancorosso, venerdì erano all’aeroporto ad attenderlo con una bandiera nipponica e proprio dalla loro devozione per il Bari, mescolata a un po’ di sana follia, è nata quest’avventura. Tutto è iniziato lo scorso anno, quando i due hanno deciso di trascorrere gli ultimi giorni del 2014 visitando il Giappone su un bus. Su questi sedili c’era anche Yakuto, che sin da subito incuriosito, ha disegnato i volti occidentali e barbuti di Giorgio e Davide. Uno scambio di saluti, qualche escursione assieme, ma l’amicizia e l’indottrinamento biancorosso sono nati per pura casualità: «Passeggiando tra i templi di Osaka, cominciammo a canticchiare i cori del Bari – afferma Davide –. Così Yakuto iniziò a ripetere ciò che cantavamo».

Dopo i bei giorni passati assieme e prima dei saluti ecco la promessa che sa tanto di investitura ufficiale: «Ho donato la mia sciarpa, (mai lavata, ci tiene a sottolineare) quella che stringo al collo da quando, sin da ragazzino, vado in curva nord», ha detto Giorgio con orgoglio paterno, ma ad una condizione: «Mi ha giurato che un giorno sarebbe venuto a Bari per sventolarla assieme». Detto fatto, quasi inaspettatamente, Yakuto, accompagnato da sua madre, dopo un interminabile viaggio tra aerei, scali e taxi, ha messo piede nell’immensa astronave calcistica. Catapultato in un universo parallelo, lui che viene da Tottori, un pezzo di terra a sud del Giappone circondato da dune di sabbia, cammelli e spiagge sconfinate. In un turbinio di emozioni, durante il tour che precede la partita, è entrato negli spogliatoi, ha visto le maglie dei calciatori, ha calpestato il campo di gioco e ha scattato una foto con Rosina, Di Cesare e Del Grosso. Poi il match, la gioia di veder giocare il Bari, supportandolo con i cori che con maestria Davide e Giorgio gli hanno insegnato. Il divertimento è stato anche per loro, che vedendo Yakuto sgattaiolare alla scoperta di nuove esperienze, hanno fatto un salto nel tempo, ricordando le loro prime volte allo stadio. Ma c’è da star certi che la “conversione barese”, per il piccolo giapponese, è solo agli albori. Perché dal Giappone al San Nicola, quando la passione è forte, la strada può essere breve.

(L'articolo è anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 12.10.2015)
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