Il murales grande come una città: in Messico, un arcobaleno di vernice riveste Palmitas

“El barrio” non può essere frettolosamente tradotto come “il quartiere” dell’America ispanica: ha un fascino intrinseco in quelle lettere, una dimensione unica, spesso isolata e protetta, con una propria identità e un senso di appartenenza difficilmente paragonabile con gli altri quartieri del mondo. E’ una terra ai margini, dove distanze e disuguaglianze sono marcate. Come avviene nel barrio di Palmitas, un sobborgo di Pachuca, in Messico. A quasi 3mila metri d’altezza, Palmitas domina lo stato federale di Hidalgo, e così, alzando lo sguardo verso le nuvole, è possibile vederla nuda con i suoi vizi. In Messico, i divari sono accentuati: mentre in alcune zone auto di lusso, ristoranti chic e negozi costosi affollano le vie, basta girare lo sguardo per scorgere altre aree dove crimine e povertà sono dominanti. Così un collettivo di giovani artisti e fotografi messicani, i Germen crew, ha pensato di dar vita ad una iniziativa dall’idea e dalla realizzazione mastodontica: dipingere tutti i muri delle abitazioni per far sbocciare un grande, gigantesco murales cittadino. Un “macromural” coi colori dell’arcobaleno, di 20mila metri quadri, tappezza le pareti esterne di 209 abitazioni e ha coinvolto i ragazzi del posto per sensibilizzarli all’arte e per distrarli, inizialmente solo per la durata del progetto, da svaghi e interessi pericolosi.

Patrocinati dal governo messicano, i Germen hanno inizialmente passato una mano di bianco sulle case interessate. Un candore soffice che è stato folgorato da lampi energici di colore: accostamenti cromatici che spaziano dal celeste al viola, passando per toni più caldi come giallo e arancione. Il tutto, rispettando il parere dei padroni di casa che hanno espresso le loro preferenze sui colori. La bellezza del grande murales, però, risiede nella sua intimità: apprezzabile da lontano per i suoi flussi volteggianti, è passeggiando nelle piccole viuzze del barrio che ordine e armonia si sposano perfettamente. E’ come una scatola magica: aprendo il coperchio, pirotecnici vortici sono esplosi su tutta Palmitas e sembrano muoversi sinuosi, accarezzati dal vento, elemento rispettato nella comunità messicana. I pachuqueños, gli abitanti di Pachuca, infatti, chiamano la città “La Bella Airosa”, poiché tra fine primavera e inizi di autunno, qui soffiano raffiche provenienti da nordest. «Di che colore è, allora, il vento di Pachuca? Soffia il colore delle anime del popolo di Palmitas, e di quali colori sono quelle anime?», sono state queste le domande del collettivo nella fase creativa, come raccontato in un articolo di Planisferio.

Per i Germen si è trattata di una vera e propria sfida: nato nel 2012 dopo aver recuperato uno spazio pubblico a Guadalajara, trasformando il suolo in una pista da skateboard, il collettivo è composto principalmente da giovani autodidatti con un passato da “grafiteri”, cresciuti per le strade e senza un’educazione accademica. Hanno accettato l’idea di realizzare questo progetto sociale perché convinti dal suo messaggio: donare agli abitanti di Palmitas un senso di appartenenza, dare a loro una nuova rinascita fuggendo dall’illegalità. Così, ora, quella che era solo una collina di cemento, verrà da tutti indicata come “el primer barrio mágico del país”.

Potete leggere l’articolo anche sul numero di agosto della rivista Are you art?:

http://issuu.com/areyouart/docs/notiziario_are_you_art_6?e=10632540/14846782

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