Qualcuno ha rubato le opere di C215 a Palermo

La notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, all’Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, venne trafugata la “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco D’Assisi”. Il dipinto, olio su tela, datato inizi 1600, portava la prestigiosa firma di Caravaggio. Di quell’opera, poi, non si seppe più nulla: la cronaca lasciò spazio alla mitologia, si rincorrevano voci, finì tra le righe del romanzo “Una storia semplice” di Leonardo Sciacia e poi venne anche pronunciata, nel 2009, da Spatuzza. Il pentito di mafia arrivò ad affermare che la “Natività” fece una pessima fine, abbandonata in una stalla, divorata da topi e maiali e poi bruciata.

Un furto, un Caravaggio e, sullo sfondo, Palermo. No, qui non scomodiamo la némesi storica alla ricerca di una qualche giustizia superiore. Al, contrario, la Storia si manifesta decenni dopo, ma in maniera ancor più bizzarra. Nel capoluogo siciliano, sempre di notte, qualcuno ha pensato bene di rubare alcuni lavori, dedicati proprio a Caravaggio, che lo street artist francese C215 aveva lasciato in città qualche mese fa. Cinque riproposizioni delle nobili tele del pittore lombardo più un gatto (“mascotte” che ritorna ciclicamente negli interventi di C215) rappresentate su cassette delle poste, su una porta arrugginita e su una colonnina dell’elettricità. Dal “San Giovanni Battista”, al “Bacco”, passando per la “Maria Maddalena in estasi” nulla è rimasto, così la pagina “StreetArt Palermo ha pubblicato una serie di foto con il “prima” e il “dopo” l’atto vandalico:

(cliccate sulle foto per ingrandirle e per conoscere il nome dell’opera e dove sono state realizzate)

Lo stile di Christian Guémy è facilmente riconoscibile: realizzati attraverso la tecnica dello stencil e ricchi di dettagli e di sfumature colorate, i suoi lavori variano per luoghi e soggetti. Dalla Francia, passando per Roma, scendendo in Africa, spostandosi in Asia, (potete vedere alcuni sui lavori raccontati precedentemente sul Cappello di Carta), C215 rimane sempre molto legato a quei temi che la società ha spesso dimenticato come mendicanti, senzatetto, profughi, i bambini di strada e gli anziani. Tutto questo pensando al suo “maestro” Caravaggio.  Il suo salto in terra siciliana, infatti, è stata l’ultima tappa di un percorso tracciato per ricercare una sua identità seguendo le orme del prestigioso pittore: da Milano a Roma, poi a Napoli e Malta. Perché lo stesso Caravaggio, nel suo lungo peregrinare, lasciava tracce di sé, non in strada, ma in varie chiese. E ha omaggiato proprio la città di Palermo con la sua “Natività”. E’ possibile farsi un’idea sullo stile di Guemy, che oscilla tra l’amore per il chiaroscuro di Caravaggio e la sua esperienza palermitana, vedendo questo interessante video-documentario realizzato da Isla Production:

Proprio all’interno di questo video, Christian si è detto sorpreso dall’indifferenza dei palermitani, che passando accanto a lui mentre disegnava, non si sono fermati per chiedere maggiori informazioni o per semplice curiosità. Altra situazione grottesca, verrebbe da dire, leggendo quello che è successo recentemente. Lo sfogo del francese passa dalla sua pagina Facebook: «Un gruppo di stupidi ha rubato tutti i miei lavori tra le strade di Palermo. Perché dovrei continuare a fare “street art”?». Chi si è impossessato delle opere di C215 sicuramente non è uno sprovveduto: c’era un piano ben preciso, voluto da chi ha “intuito” che è possibile commercializzare illegalmente questa forma artistica che tira o fa tendenza giorno dopo giorno. La street art, si sa, sta espandendo sempre più i suoi confini liquidi, al punto che verrebbe difficile etichettare con queste due parole tutto ciò che, creato tra le strade di una città, fa riflettere, emozionare, discutere. Non si facciano discorsi razzisti su Palermo, casomai possa questo spiacevole episodio essere da spunto per riflessioni altrove già mature. In buona sostanza, sospesi tra interventi autorizzati e opere griffate in città illegalmente, tra gallerie che hanno fiutato l’affare e disquisitori raffinati con papillon che usano un’alveare di parole incomprensibili per esprimere un concetto semplice, sembra che la street art stia deragliando. Da flusso spontaneo e “democratico” a opera incorniciata ed “elitaria”, con annessi rovesci di medaglia. In fondo, però, basterebbe lasciar parlare (e soprattutto ascoltare) gli artisti: «la street art dev’essere proprio effimera e stare nelle strade e non essere rubata e tenuta per sempre da persone avide». (commento di C-215 sul suo profilo Facebook)

Potete leggere l’articolo sfogliando il numero di luglio di Are you art?:

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