Willkommen in Frisia Orientale. Terza tappa: Leer e la passione per il tè

Riprendiamo il viaggio nel nord-ovest del Niedersachsen (Bassa Sassonia) con la penultima tappa in Frisia orientale. C’eravamo lasciati tra le barche e i mulini di Greetsiel, dopo aver percorso il paesaggio lunare di Norddeich; ora rientriamo in quello che sembra un centro leggermente più urbanizzato con strade, chiese e altri luoghi d’interesse: Leer.

Anche se può ingannare ed inizialmente non promette nulla di buono sapere che in tedesco “leer” significa “vuoto”, la città, che in realtà costituisce un comune autonomo, con i suoi quasi 34mila abitanti, è la terza per grandezza in Frisia, dopo Emden ed Aurich. Anzi, per essere punto di snodo stradale, ferroviario e fluviale, Leer è definita “das Tor Ostfrieslands” (la porta della Frisia orientale). E’ inevitabilmente il punto più collegato in quella zona: non a caso, dopo un discreto viaggio in treno (di un’ora circa quando sono partito da Brema o di tre quando mi sono mosso da Düsseldorf), ci si accorge che Leer è una della poche città ad avere una stazione. Qui spesso, passano i treni con destinazione Olanda: essendo nell’estremo ovest della Germania, il suo distretto condivide un tratto di confine con la provincia olandese di Groningen.

Sorta nel meandro tra il fiume Ems e il suo affluente destro Leda, di Leer si hanno notizie già a partire dal 3200 a.c. grazie a ritrovamenti di arnesi e utensili per la pastorizia e la cura del gregge. Ritornando al suo nome d’origine, infatti, si suppone che derivi dalla parola proto-germanica “hlér” traducibile con il termine “pascolo”. Altri due cenni storici: nel 1508, il conte Edzard ottenne il permesso per ospitare un mercato, dando inizio alla tradizionale fiera del Gallimarkt tutt’oggi in corso e, per finire, Leer, così come moltissime città tedesche ha subito gravi danni durante la Seconda guerra mondiale ed è stata occupata dalle truppe canadesi il 28 aprile 1945.  

In Frisia orientale ho capito che ci si intrippa di tè: dal forestiero che deve sottoporsi ad una specie di rito di iniziazione al nativo del posto, la bevanda rappresenta un fenomeno cultural-popolare. Per intenderci, nel 2008, un abitante della Frisia orientale ha bevuto, in media, 290 litri di tè, circa dodici volte il consumo medio tedesco, di fatto rappresentando il valore più alto del mondo. Proprio a Leer ha sede il gruppo Bünting, società commerciale famosa soprattutto per l’Ostfriesentee. Non sorprende quindi, camminando tra le stradine strette e caratteristiche di quella zona della Germania, di imbattersi in citazioni o richiami al tè come una delle tante statue di bronzo dell’artista e scultore Karl-Ludwig Böke.  

Era pieno periodo natalizio quando ho visto la città e anche qui gli abitanti non tradiscono la loro devozione ai mercatini (weihnanchtsmarkt) e a tutto ciò che rende caratteristico il Natale tedesco: cibi dolci da far cadere i denti, salati, mezzo e mezzo o dal gusto indefinito, musica, luci, glühwein (il nostro vin brulè), eierpunsch (bevanda alcolica con uova) e tanto calore (nei limiti di un luogo climaticamente freddo freddo). A completare il giro della città, l’immancabile visita al Rathaus (il municipio) e al porto, che pur essendo piccolo, è molto caratteristico e anche romantico. 

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