Il debutto della Giamaica nella Copa América: con Bob Marley nelle cuffie, ricordando Tappa Whitmore

«Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore…o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione». Se a pronunciare queste parole è stato Nesta Robert Marley c’è da convincersi, che il calcio, libero dalle tenaglie del “Dio Danaro”, come avrebbe detto Bob, nasconde ancora purezza. Ah sì, Nesta, perché, inizialmente, era questo il suo primo nome. «Ha un non so che di femminile», dissero alla madre che decise, quindi, di invertirlo con Robert. E’ una delle infinite storie attorno al simbolo leggendario della Giamaica e del reggae che, diluite nel tempo, si mescolano col mito. Le foto, e ce ne sono tante, però, documentano qualcosa di tangibile: la passione di Bob nel rincorrere un pallone. Il calcio o meglio il football: parola internazionale, riconoscimento multietnico e plurilinguistico di uno stesso sentimento. Così, viene spontaneo parlare di Marley alla vigilia della prossima Copa América che si disputerà in Cile: per la prima volta nella sua storia, infatti, ci sarà pure la Giamaica. Abbastanza insolito perché, assieme al Messico, le due nazioni hanno ricevuto un invito dal comitato organizzatore pur essendo della federazione calcistica dei Paesi dell’America Centrale, Settentrionale e Caraibi (Concacaf).

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