La lezione di Madame: prendete la mia opera e sporcatela. Fatela vivere

Ma che ce ne facciamo della street art? E’ di pochi giorni fa la notizia di un vecchio intervento dell’artista milanese Pao ricoperto totalmente da alcuni volontari di un’organizzazione per il ripristino del decoro urbano, semplicemente perché ai tempi fu realizzato senza autorizzazione. In molti, in questi casi, invocano invano il buon senso e la convivenza incivile, in altri casi, invece, la salvaguardia dell’opera di strada schizza a livelli esasperati arrivando a porre delle teche per preservare le opere di Banksy. E’ innegabile, ci troviamo dinanzi ad una traslazione di concetto: l’arte dei muri al pari di quella esposta nei musei. Punti di vista più o meno condivisibili, ma in questo scenario merita considerazione lo sguardo di un’artista che, in questo senso, naviga controcorrente. Madame Moustache è stata a Bari e, in collaborazione con l’Università, ha realizzato un’opera all’ingresso del palazzo Chiaia Napolitano, ma soprattutto ha dato un’altra visione del mondo artistico urbano. Forse anche per questo, all’artista francese (che nel corso degli anni, ha abbandonato l’appellativo “Moustache”, ma non i baffi che spruzza accanto alla sua firma) le sta stretta l’etichetta di street artist.

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Lei recupera il concetto dell’effimero nell’arte: per i moderni, i curatori di gallerie, l’arte va incorniciata. La cornice conferisce dignità ed immortalità all’opera, ma non per lei che anzi vede l’intervento urbano come un parto concepito dalla mescolanza tra città e artista. E’ un gesto di abdicazione: l’autore cede al muro la sua traccia, adesso appartiene a tutti e, per l’artista francese, più sull’opera si trovano segni di pennarelli, di deterioramento o di strappo, più sente di aver raggiunto il suo scopo. L’interazione è la sua crociata: opera in pieno giorno (altra differenza con il graffitismo notturno) circondata da passanti, curiosi di diverse generazioni; a lei piace l’evento e l’empatia che vengono a crearsi, retaggio di una giovanile esperienza teatrale nella quale l’attrice ha sublimato la sua sfera intima in quella pubblica.


Madame, dopo aver recitato per 10 anni in diverse compagnie, ha deciso di mollare tutto, si è presa il suo tempo per viaggiare e per riscoprire la sua passione per la pittura, prima di dedicarsi alla tecnica che l’ha fatta conoscere in tutto il mondo: il collage. Recuperando da mercatini riviste di diverse epoche tra fine ‘800 e gli anni 40-50, Madame inizia a comporre l’opera a casa suo o nel suo studio per poi ultimarla in strada. Iconografie tagliate e assemblate su un piano interpretativo differente, accompagnate da slogan che invitano lo spettatore ad una riflessione. Un’attenta ricerca stilistica improntata sull’illusione: anche lo scotch che utilizza, infatti, è antico e la commistione di vecchie stampe confonde il passante che si pone un dubbio: vecchio manifesto o qualcosa di realizzato ieri? E soprattutto l’idea del collage è quella di agire su qualcosa di già esistito, non su un muro bianco perché è necessario instaurare un dialogo tra le differenti stratificazioni del tempo.


Abbiamo parlato di interazione e di illusione e, per chiudere il cerchio, c’è bisogno della magia della sorpresa. Degli studenti che, percorrendo il corridoio del palazzo Chiaia Napolitano a Bari, vedranno il grigio della stampa fondersi con il nero, il rosso dei fiori e il dorato. Ed è sorpresa quel sentimento che si manifesta girando l’angolo di una città e trovandosi dinanzi ad una nuova opera e, soprattutto, unica. Perché Madame non utilizza una matrice da replicare bombardando la città. No, per lei non esistono doppioni: l’arte, su qualsiasi piano e forma, è avversa alla noia.

Immagine presa dal profilo Fb di Madame raggiungibile cliccandoci sopra

Potete leggere l’articolo sfogliando il numero di giugno della rivista Are you art?:

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4 pensieri su “La lezione di Madame: prendete la mia opera e sporcatela. Fatela vivere

  1. Articolo interessantissimo! Davvero i miei complimenti!
    Ti invito sul mio blog e in particolare nella mia categoria https://afreeword.wordpress.com/category/luckys-words/
    Perchè spesso mi metto nei panni di una figura che vive a parigi e vi racconto una storia completamente inventata. Ad esempio, oggi, mi sono impersonificato in un artista di strada parigino che suona nella metro.
    Intanto ti lascio il follow, sono curioso di leggere altre perle 🙂

    Mi piace

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