Ave Maria (piena di rabbia)

La Spontaneità Creativa Unicamente Basata sull’Arte. Acronimo più bello Skuba Libre non poteva trovarlo. A questo ragazzo di 29 anni di Latina, io posso solo dirgli “grazie” per aver innalzato, nell’edizione 2015 di “Italia’s got talent”, il rap e l’uso studiato e meticoloso delle parole, portandoli su un livello nobile. La sua voce, ascoltata distrattamente facendo zapping in tv, mi ha scosso come due sani ceffoni in faccia. Riascoltando con più calma il pezzo, quella che era un’intuizione è diventata conferma: Skuba Libre in poco meno di due minuti ha raccontato la storia attuale, picchiando su argomenti quali immigrazione, nostre contraddizioni da tastiera, informazione e guerra e lo ha fatto sorvolando sulle dolci note di “Ellens dritter Gesang” del pianista austriaco Franz Schubert (comunemente nota come “Ave Maria”). Dimenticate articoloni di opinionisti o di esperti in materia perché Skuba è riuscito a fotografare la realtà a colpi di rima, assonanze e giochi linguistici. Semplicemente.

«Guarda sto bene finché non mi capita, tanto sotto casa mia nessuno si lapida. E’ la vita mia va bene così: arida. Tanto l’Ucraina è più lontana dell’Africa»

Viviamo nell’infinito moto del “cane che si morde la coda”: se da un lato l’informazione sceglie cosa raccontare per seguire movimenti di tendenza, lo spettatore o il lettore si consola assimilando ciò che vuole sentire o leggere. E pazienza se ci dipingiamo cittadini del mondo, ma alla fine ce ne freghiamo di quello che succede da 500 km da casa: se il grande flusso di informazione non lo dice, noi non lo andremo a cercare altrove. Perché ci conforta e perché siamo un po’ tutti Charlie Brown che alla domanda «Non sono belle le stelle?», rispondeva: «Dai, torniamo a vedere la tv, perché l’infinito mi schiaccia sempre un po’…». E quindi poi facciamo riflessioni del genere: 

«Non fa differenza se bombe o tsunami, ma se siamo di meno avremo sicuro più spazio per portare a pisciare i cani e ripeterci che gli immigrati ci rubano i soldi mentre noi facciamo evasioni fiscali»

Ci troviamo condannati al centro, tra un’enorme calamita da un lato e una schiera di coltelli dall’altro: le storie ci trapassano così velocemente che vengono subito eliminate dalla nostra “cronologia” che si svuota e noi dimentichiamo guerre e bombardamenti intelligenti. Ricordate Giovanni Lo Porto, il ragazzo tenuto in ostaggio al confine con il Pakistan e ucciso “per sbaglio” (lo ha detto Barack Obama) da un drone americano?  E pensare che la mamma era convinta che il figlio fosse ancora in vita, facendo evaporare tre anni e quattro mesi di speranza.

«Ave Maria piena di rabbia, madre di un bambino che ha sparato nella sabbia, sappi che se muore è solo un margine di errore,  nato, all’ombra di un tornado che gli leva il sole, Ave Maria davanti ad un drone che bombarda il Pakistan, non ho trovato il tempo per una scusa valida, perché non ci sta e tu sei così pallida»

In Pakistan, a partire dal 2004 sono morte più di 1000 persone uccise “per errore” sotto gli attacchi dei droni. Molti di loro sono bambini, ragazzini schiacciati come insetti, con crudeltà. Una metafora forte, ma in gergo militare vengono chiamati “insetti” le persone che si osservano dall’alto dai satelliti prima di un attacco. Così l’anno scorso, un’organizzazione umanitaria assieme ad artisti (tra cui JR) hanno creato il progetto #NotABugSplat con l’esposizione di un enorme telone (visibile dall’alto e dai droni) con il volto di un ragazzo ucciso.

notabug

Perché queste cose vanno dette ed è giusto indignarci, ma:

«Oggi sono Charlie [Hebdo], ma prometto che domani sarò ciò che posterai, dipende dal tuo numero di like»

 

Qui potete ascoltare il brano di Skuba Libre, mentre in basso potete leggere il testo (ed è consigliabile tenerlo sotto mano mentre sentite il pezzo perché il  ragazzo rappa velocemente, davvero):


«Mi sembra che nel mondo muoia più gente di quanta ne nasca e tutte le volte dipende soltanto da quello che alla fine ti viene in tasca. Noi siamo soltanto animali con l’anima, mare di sangue davanti agli occhi e forse perdiamo una lacrima per ogni figlio morto in una piazza, senza che nessuno lo sappia, Ave Maria piena di rabbia, e per magia il mondo cambia metà mangia, metà arranca, metà salta in aria e metà guarda. Guarda sto bene finché non mi capita, tanto sotto casa mia nessuno si lapida, è la vita mia va bene così, arida, tanto l’Ucraina è più lontana dell’Africa. Ave Maria che cadi sotto una raffica, dammi il tempo di trovare una scusa valida che è surreale, cronaca, media, corpi, numeri su Wikipedia, più evoluti che vivi, bombe intelligenti, prima le donne e i bambini, ma tanto ormai si muore in streaming. Normale come lavarsi le mani, ma se siamo sette miliardi di umani, non fa differenze se bombe o tsunami, ma se siamo di meno avremo sicuro più spazio per portare a pisciare i cani e ripeterci che gli immigrati ci rubano i soldi mentre noi facciamo evasioni fiscali. Perché gli uomini sono come i proiettili, tutti quanti uguali, mali necessari, oggi sono “Charlie” ma prometto che domani sarò ciò che posterai, dipende dal tuo numero di like. Unica religione nell’alto dei cieli creature alate, aerei che volano in formazione, la faccia della verità è coperta dalle ustioni, ma l’evidenza è che siamo soli, prigionieri dentro l’era delle informazioni, per un mondo di favori, prega per noi, spettatori.  Ave Maria piena di rabbia, madre di un bambino che ha sparato nella sabbia, sappi che se muore è solo un margine di errore,  nato, all’ombra di un tornado che gli leva il sole. Ave Maria davanti ad un drone che bombarda il Pakistan, non ho trovato il tempo per una scusa valida, perché non ci sta e tu sei così pallida» [Skuba Libre, Ave Maria (piena di rabbia)]

skuba

 

 

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