Da qui a Saigon, la strada è buona

Saigon è caduta, 40 anni fa, dinanzi all’avanzata comunista. Il 30 aprile 1975, la capitale del Vietnam del Sud si arrese all’avanzata dell’esercito del Nord e dei Viet Cong. Rappresentò la fine della lunga, spossante e bastarda guerra e simboleggiò la prima grande caduta degli Stati Uniti d’America in epoca moderna. Le bandiere a stelle e strisce arrotolate e portate sottobraccio, la fuga in elicottero dei funzionari americani della Cia: un’uscita di scena senza gloria e a testa bassa. Il Vietnam ha caratterizzato la politica e la vita quotidiana di quella fascia di epoca: si può leggere il nome sui muri, nei film, e nelle canzoni parlano. E tra chi l’ha raccontata, c’è anche De Gregori. 

Il cantautore, con il suo stile da appassionato di Storia, si addentra nei vicoli degli avvenimenti, soffermandosi sui dettagli, cogliendo facce e sfumature. E anche quando le parole catturano gli eventi, lui rivolge il suo sguardo all’individuo, al singolo. La dimensione esistenziale della persona è la lente attraverso cui si allarga l’obiettivo sulla storia. E’ evidente in “Saigon”, canzone del disco “Alice non lo sa”, del 1973, la quotidianità apparentemente rasserenata di una giovane donna vietnamita che restituisce il senso dell’orrore, passato e ancora incombente

«Donna giovane del Vietnam
com’è strano coltivare il mare,
quanti fiori ti ha dato già
quanti libri te ne potrà dare
da qui a Saigon, la strada è buona…»

Il mare dove si agitavano le ombre minacciose degli elicotteri americani diviene un campo fiorito, si può quasi respirarne il profumo, al posto, per un attimo, dell’odore acre del napalm. E poi, la strada è buona: è quella che i Viet Cong stanno percorrendo, marciando verso sud, verso la capitale Saigon da liberare. 

E’ un racconto che scivola via pulsante, per via delle parole e dal basso incalzante e da un arrangiamento orientaleggiante. Quando scrive questa canzone, De Gregori si mostra più maturo e più riflessivo di quando, ancora più sbarbato, denunciò la guerra del Vietnam e la politica americana nella canzone “Spiro Agnew”

«Un giorno Spiro Agnew impazzì improvvisamente
e disse in un discorso di fronte a tanta gente
che la guerra nel Vietnam è una grossa porcheria
e chi la vuol difendere dovrebbe andare via»

Nella sua intervista a Paolo Vites, De Gregori ha detto: «La guerra del Vietnam fu una guerra idealizzata e la prima vista in televisione. Tutti facevamo un grande uso della parola rivoluzione e sembrava facilissimo dividere il mondo fra buoni e cattivi. La fantasia stava andando la potere. E tutto il disco di Alice è immerso nello spirito di quel tempo, un tempo in cui forse ci immaginammo migliori di quello che eravamo».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...