Millo a Milano: la ricerca di qualcosa tra i palazzi

Il contrasto cromatico è subito d’impatto. Camminando più o meno distrattamente per le vie di Milano, vi potrà capitare di osservare due enormi cuori di vernice, morbidamente colorati con tutte le sfumature del caso. Due cuori tridimensionali che pulsano sullo sfondo di una città stilizzata in bianco e nero, elementi grafici che si rifanno al mondo del fumetto e dell’illustrazione. Le pareti di due palazzi adiacenti sono state le tele a cielo aperto per i disegni di Millo, street artist originario di Mesagne, dallo stile immediatamente riconoscibile e coinvolgente. Tra le vie caotiche di questo agglomerato urbano dipinto, si muovono di figure umane che evocano un senso di disorientamento e di ricerca.
Ritrovo, piacevolmente, calzanti le parole di un tuareg riportate dal giornalista Domenico Quirico nel suo ultimo libro. Questo tuareg odia le strade:

 

«Perché sono il primo vincolo che l’uomo ha imposto alla libertà. Quando un Paese comincia a lasciarsi avvincere dalle strade come da una grande rete, significa che gli abitanti hanno fretta, non sono più padroni del loro tempo»

 

Rivedo le sue parole nell’uomo che, da rabdomante del nuovo millennio, impugna la bacchetta biforcuta alla ricerca di impulsi, vibrazioni per raggiungere proprio quel cuore, smarritosi all’interno di un gomitolo di asfalto. Ma le parole del nomade berbero riportano noi stessi anche in una nuova relazione con la street art: fermarsi per due, tre, dieci minuti a osservare quello che ci circonda nella giungla di cemento non è un tentativo di riprendere il controllo del nostro tempo?
Il duplice lavoro di Millo, “Everyone Is Searching For It”, rientra nel progetto di riqualificazione di una fetta urbana del capoluogo milanese tra via Morosini e via Bezzecca con la nascita del “Giardino delle culture”. Quando sono passato, Millo era ancora sulla gru meccanica per definire le ultime sfumature. Attorno, gruppetto di curiosità di ogni età, osservavano le opere, si meravigliavano per la cura dei dettagli ed elogiavano l’iniziativa nata per dare una nuova opportunità ad una zona che da più di trent’anni, dicono, era manifesto di degrado e di incuria. I 1.200 metri quadrati, ora, sono stati pavimentati, recintati, dipinti e sono già in programma diverse iniziative come un teatro dei burattini, cineforum serali, laboratori e spettacoli vari.
 
 

 

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