Il piccolo cappello e Indro

Se il Cappello di Carta ha questo nome, ha questa identità, in parte è anche merito suo. Ammirazione quasi infantile per il piccolo cappello nei confronti di un cappello gigante fatto di carne, ossa, passione e schiena dritta. C’è un libro che conservo gelosamente, “Storia di Roma”, stampato nel 1969. Di quel giallo sudato che pochi libri moderni possono capire; un cimelio per quel che valgono oggi dei pezzi di carta, impreziosito dal segnalibro che trovai all’interno. In merito all’idea di scrivere la “Storia dei Greci” e la “Storia di Roma”, recita:
«Gliene ha suggerite un’ambizione molto modesta e insieme molto orgogliosa. Quella di porre un certo patrimonio culturale, per molto tempo rimasto in Italia monopolio dei soli iniziati, alla portata del gran pubblico»
Un manifesto di genuina superiorità: non c’è cosa più nobile per un giornalista che rivolgersi al pubblico, al volgo. Essere di tutti, mettere a disposizione della moltitudine la propria conoscenza.

Mischiando storia e canzoni, Marvin Gaye e poi Paul Young e poi gli Outlandish cantavano: «Wherever I lay my hat, that’s my home».

Ecco perché, accanto alla statua, il piccolo cappello è lì vicino al grande. Per ricordarsi sempre questa missione.
Indro Montanelli
[Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001]
Indro
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