A Manuel Neuer, lo sfigato (in quanto portiere)

E va beh, Manuel Neuer alla fine non ha vinto il Pallone d’oro. Onore a Cristiano Ronaldo. Si sapeva, d’accordo, i precedenti so’ quelli che sono, e va bene. Però tutti ad incensare le gesta del tedesco, su Facebook a pubblicare i video delle sue parate, delle sue mirabolanti uscite. Endorsement vari, uno proveniente addirittura dall’Argentina e porta la firma di Diego Armando Maradona. Ma finisce come quando tutti criticano pubblicamente il signor B. e alla fine il suo partito vince sempre le elezioni. E poi “Manuanoja” è arrivato terzo e nemmeno secondo.
Strano ruolo, quello del portiere. E così chapeau per Lev Jašin (ma voi chiamatelo Yashin) primo ed ultimo estremo difensore a vincere questo riconoscimento. Era il 1963, il trofeo non aveva neppure 10 anni, diciamo che eravamo tutti più innocenti e sbarbatelli.
 
Manuel non ti resta che leggere queste parole dello scrittore Eduardo Galeano: ricordati, la maledizione ti perseguiterà fino alla fine dei tuoi giorni. Sei un portiere e, in quanto tale, sei uno sfigato. Con affetto.
«Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbero benissimo chiamarlo martire, paganini (nella zona rioplatense indica scherzosamente chi paga il conto), penitente, pagliaccio da circo. Dicono che dove passa lui non cresce l’erba. 
E’ un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano.
Senza muoversi dalla porta attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.
Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti.
Il gol, festa del calcio: il goleador crea l’allegria e il portiere, guastafeste, la disfa.
Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell’immensità della porta vuota.
E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui. 
Gli altri giocatori possono sbagliarsi di brutto una volta o anche di più, ma si riscattano con una finta spettacolare, un passaggio magistrale, un tiro a colpo sicuro: lui no. La folla non perdona il portiere. E’ uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggito il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna.
La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni
[Eduardo Galeano – Splendori e miserie del gioco del calcio]
87222-manuel
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