“Citizens band”, l’immigrazione spiegata con la musica


«Ora fareste meglio a fermarvi e a ricostruire tutte le vostre rovine,
perché la pace e la fiducia possono trionfare
nonostante abbiate perso»
Led Zeppelin: Immigrant Song
 
 
Una ragazza africana che tamburella sull’acqua in una piscina di Parigi come stesse suonando su dei tamburi. Un musicista algerino cieco che canta una canzone d’amore accompagnandosi con un piano elettrico in un affollato vagone della metro parigina. Un musicista di strada della Mongolia che in una piazza di Sidney intona un’aria delle praterie suonando un violoncello a testa di cavallo. Un tassista africano che fischietta una sentimentale canzone del suo paese. Quattro video accompagnati da una musica apparentemente distante. Questo è “Citizens Band”, progetto dell’artista australiana Angelica Mesiti.

Filmando quattro individui di diversa estrazione che suonano in spazi pubblici, Angelica rivela alcuni emozionanti attimi dei loro sogni ad occhi aperti in mezzo alle affollate città moderne, connettendo i loro ricordi alle nuove realtà in cui vivono. Essi non sono dei semplici nostalgici che ricordano i paradisi perduti delle loro terre remote d’origine per superare la solitudine degli immigrati. La cosa più importante è vederli come cittadini realmente impegnati nella loro città d’adozione. I loro canti sono le bellissime voci delle diversità culturali. E’ questo tipo di diversità che rende la nostra società e le nostre città davvero civilizzate, cosmopolite. E quindi degne di essere vissute.
 
 
«Citizens band documenta la musica tradizionale di quattro musicisti che ho incontrato quando vivevo tra Parigi e Sidney. Ogni performer viene presentato in una rievocazione del contesto in cui normalmente suona la sua musica» (Angelica Mesiti)

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Geraldine Zongo, originaria del Camerun, vive nei distretti a nord di Parigi. Ogni settimana va in piscina a suonare la batteria d’acqua. La tecnica chiamata “acutuk” le è stata insegnata da sua nonna. Zongo appartiene all’ultima generazione ad aver imparato questo rito di ringraziamento e celebrazione collettiva del fiume che fornisce beni, cibi e sostentamento al villaggio.



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Mohammed Lamourie si è trasferito dall’Algeria a Parigi otto anni fa e fin da bambino ha sempre amato cantare e suonare. Mohammed è quasi completamente cieco e ogni giorno viaggia sulla metropolitana di Parigi suonando per vivere. Canta accompagnandosi con una tastiera Caio alimentata a batterie. Nel video suona una canzone del suo eroe musicale, Cheb Hasni, un autore algerino in grado di spaziare tra la politica e la ballata che fu assassinato nel 1990 per i suoi testi espliciti sull’amore romantico e su altri argomenti tabù, come l’alcol e il divorzio. C’è una piccola immagine di Hasni incollata sulla tastiera.

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Il mongolo Bukhchukuun Ganburged (Bukhu) suona il morin khuur, un violino della Mongolia a testa di cavallo e fa canto armonico all’angolo di un distretto urbano di Sidney, in Australia. In Mongolia ha insegnato musica all’università, ma quando si è trasferito ha avuto difficoltà a trovare lavoro e ha iniziato a suonare per strada. Oggi Bukhu si esibisce professionalmente in sale da concerto e insegna musica. Nel video esegue un’improvvisazione basata sui ritm tradizionali di questa forma rurale di musica.

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Asim Goreshi è un multi strumentista professionista che è ben noto nella scena australiana della world music. Ha studiato musica in Sudan ma è stato costretto a fuggire quindici anni fa per la guerra e ora vive a Brisbane con sua moglie e quattro figli. Ha appena terminato il suo dottorato di ricerca presso il Conservatorio di Brisbane e viaggia molto, suonando il violino. Asim è noto come il “taxista fischiettante”, per le sue perfomance estemporanee nella vettura che guida a Brisbane. Mi dice che ci sono grandi virtuosi del fischio nel luogo da cui proviene, il distretto di Blue Nile nel Sudan. Lì durante la stagione del raccolto è vietato suonare, perché le persone devono riposarsi a sufficienza per i giorni di duro lavoro. Così, in assenza di strumenti, le persone fischiettano.   


L’immigrazione è una delle questioni più urgenti e complesse nella nostra società. E’ anche un fattore sempre più importante nell’evoluzione del mondo contemporaneo. Il loro contributo creativo dà vita ad uno specchio magico che riflette una realtà sociale e politica in cui i valori umani e l’immaginazione poetica dovrebbero essere sempre presenti. Attraverso le manifestazioni creative, gli immigrati diffondono il tutto il mondo diverse forme estetiche e gettano i semi delle nuove culture. E aprono le nostre menti a una bellezza sconosciuta. Non solo hanno il diritto di vivere in modo equo e attivo, essi dovrebbero anche avere il diritto di rivendicare la bellezza e la libertà di espressione, con tutte le loro “differenze” e le individualità. Solo sottolineando questo la società contemporanea può davvero riscoprire la propria civiltà

INFORMAZIONI VARIE:
– Le fotografie sono tratte dal sito dell’artista Angelica Mesiti che potete trovare qui;
– E’ possibile vedere il progetto al museo Maxxi di Roma, fino al 19.10.14;

– Il testo è a cura di Hou Hanru e Monia Trombetta
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