Povero me. No, dai

Vivere a Roma e amare Francesco De Gregori mi procura solo danni. Perché trovo le sue parole dappertutto, in ogni immagine, in ogni angolo, in ogni squarcio di città. Poi ci sono giorni nei quali si ha il cervello in manette e non si può far altro che rispecchiarsi con qualcosa di già sentito. E anche perché mi viene voglia di menare le mani per certe cose che proprio non mi vanno giù. Perché è un povero autunno, povero perché mi manca qualcosa. Perché quando piove cammino senza un ombrello e mi sta bene così. Perché mi guardo attorno e sono tutti migliori di me. Con una giacca e una cravatta e una bella voce e una sedia con le loro iniziali guadagnata chissà come. Perché dico cose già dette e vedo cose già viste. Eppure mi sdegnano e devo dirle. Perché i simpatici mi stanno antipatici e i comici mi rendono triste. E talvolta i comici indossano una giacca e una cravatta e siedono su una sedia con le proprie iniziali. Perché mi fa paura il silenzio, ma non sopporto il rumore. E soprattutto mi domando dove sarà la tua mano dolce, dove sarà il tuo amore?
 
 
Povero me. No, questo no. Ma dai! Ma il titolo non è l’unica cosa diversa da questa canzone. Vado sempre girando con un cappello e ho un paio, o forse più, di amici per prendermi un caffè. E sono preziosi. E so anche dov’è il tuo amore.
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