La non esultanza di Lampard contro la sua ex squadra. Una storia vissuta 40 anni fa con Denis Law

MANCHESTER – I “puns” (giochi di parole), in Inghilterra e soprattutto sui tabloid sono all’ordine del giorno. «The silence of the Lamps», intitolava la pagina sportiva del Sun, nel day after il pareggio tra Manchster City e Chelsea, ovvero tra l’attuale e la passata (storica) squadra di Frank Lampard. Il “silenzio di Lampard”, chiaro riferimento alla pellicola del 1991 “The silence of the Lambs” reso in italiano come “Il silenzio degli innocenti”, film diretto da Jonathan Demme e interpretato da Jodie Foster e Anthony Hopkins nei panni del serial killer Hannibal Lecter. 

Domenica pomeriggio in Premier League, all’Etihad Stadium, si è giocato Manchester City – Chelsea. Partita di cartello già di principio, ma che in una stagione dove Liverpool, Manchester United, Tottenham e a tratti lArsenal singhiozzano, ha assunto un prestigio ancora più nobile. 
Mettiamo in pausa il racconto per un focus rapido su Frank Lampard. Con il Chelsea 13 anni, 648 gettoni e 211 goal. Miglior marcatore nella storia del club londinese, pur essendo un centrocampista. Il giocatore con più presenze nelle competizioni europee con la maglia dei Blues (119). E un insolito, ma possente primato: il 13 ottobre, nella sfida contro il Leicester City, iniziò l’impressionante record di partite consecutive di Premier League giocate da Lampard, che avrebbero raggiunto quota 164, un numero che acquista ancor più valore se si considera che tale traguardo è generalmente raggiunto solo da dei portieri. La striscia venne interrotta il 29 dicembre 2005, quando il giocatore fu fermato da un virus prima di scendere in campo contro il Manchester City. Già proprio il City, ancora. 
Poi la separazione al termine della stagione scorsa. «Se il Chelsea mi avesse offerto il rinnovo, sarei rimasto», aveva dichiarato Lampard in estate. Invece, parte per una nuova sfida: emigra negli Stati Uniti e firma con il New York City.

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Poi succede qualcosa di anomalo. Lo sceicco Mansour, proprietario del club statunitense e anche del Manchester City, propone questo patto al centrocampista: giocare con la maglia del City fino a marzo, prima di approdare alla Major League. E a Londra, zona Chelsea, diciamo che non la prendono con sorriso.
Domenica pomeriggio era in panchina. Zabaleta si fa espellere e i Citizens” restano in dieci; qualche minuto dopo, al 71esimo, il Chelsea passa in vantaggio con Schürrle. Zero a uno e Mourinho era già pronto alla fuga.
Ma Pellegrini si gioca la carta Lampard, è il minuto 78. Passano pochi istanti, e succede quello che tutti speravano e pochi immaginavano

 

 

Frankie segna, non esulta. E’ vistosamente impacciato, non sa che fare. A fine gara dirà di essere stordito, parla di professionalità, i suoi ex tifosi lo applaudono comunque, ma quella camminata a testa bassa, semi-sconvolto e con la maglia del Manchester City ci riporta indietro di 40 anni con una storia simile, dannatamente simile. Questa storia ha un nome: Denis Law e il goal di tacco contro il suo ex Manchester United.
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Ora immaginatevi l’atmosfera: derby di Manchester. Anno 1974, per intenderci, l’ultima stagione di Don Revie sulla panchina del Leed. Mentre tutti parlano di Brian Clough, l’eccentrico allenatore del Derby County, Denis Law dopo 10 stagioni con la casacca dei Red Devils (parliamo di 404 presenze e 237 goal) passa ai cugini rivali per disputare l’ultima stagione nella sua carriera. E’ la penultima gara della stagione. Lo United deve vincere per sperare di non retrocedere. La partita è ferma sullo 0-0 fino all’80esimo. La sblocca proprio l’ex Denis Law, con un goal di tacco che trafigge il portiere Alex Stepney. E’ la sua ultima rete prima di ritirarsi. Non esulta e ai tempi era abbastanza inusuale. Sa di aver condannato i suoi ex compagni alla Championship dopo 36 anni in Division One (ex Premier League).
A capo chino si avviò verso il centro del campo. Poi disse: « Non potevo credere di esser stato il giocatore che ha fatto retrocedere lo United. Raramente sono stato così depresso come lo ero quel fine settimana».

 

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