Hillsborough non si dimentica. E a Liverpool non si legge più il Sun

«Listen: this is gone. We go to Norwich, exactly the same. We go together…come on!»

 

Esattamente lo stesso. Giuro che pur vedendo il labiale, ho difficoltà a credere che sia stato proprio Steven Gerrard, capitano del Liverpool, a dirlo. Non può essere così serafico. Non dopo aver vinto contro il Manchester City. Non dopo aver vinto lo scontro diretto nella sua “ostrica” di verghiana memoria che ha un nome preciso, Anfield, e 40mila anime rosse. Lui è lì che parla alla squadra e ad una fetta di città che dal 1990 non vince una Premier League. Calma, proprio adesso ci vuole calma. Fare esattamente lo stesso. Questa è andata. Ok, ma all’inizio lo avete visto chiudere gli occhi alzando il viso verso il cielo? Asciugarsi le lacrime? Lo vedete?

 

In Inghilterra, le partite dello scorso turno sono iniziate con 7 minuti di ritardo. Si sono ricordati i 96 tifosi del Liverpool morti nella Strage di Hillsborough. Era il 15 aprile 1989 ed era in programma la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest allo stadio Hillsborough di Sheffield. 94 morti, più un ragazzo deceduto quattro giorni dopo in ospedale e un altro quattro anni dopo, quando gli staccarono un respiratore artificiale. Schiacciati, calpestati. Ecco come: 

 

Alla tifoseria del Liverpool era stata assegnata la Leppings Lane, settore a sinistra della tribuna centrale, che conteneva 14.600 posti, lasciando alla tifoseria del Nottingham Forest, che normalmente aveva meno seguito, la più capiente curva opposta, la “Spion Kop End”, che disponeva di 21.000 posti. Migliaia di tifosi dei Reds presero d’assalto Sheffield, in un’atmosfera gioiosa tipica di una semifinale di coppa nel calcio Inglese, per sostenere i propri beniamini: oltre al prestigio che la FA Cup ha sempre avuto nel calcio inglese e la rivalità esistente tra le due tifoserie, si aggiungeva il fatto che all’epoca i club inglesi erano esclusi dalle Coppe europee in seguito alla strage dell’Heysel, pertanto il campionato inglese risultava poco avvincente (non esistendo la “zona UEFA” il torneo destava interesse esclusivamente per i club coinvolti nella lotta per il titolo e per la zona retrocessione).
 
La Leppings Lane possedeva appena 6 ingressi (contro gli oltre 60 del settore riservato ai tifosi del Nottingham Forest) e l’afflusso verso gli spalti procedeva molto a rilento (ad appena mezz’ora dal calcio d’inizio il settore era ancora mezzo vuoto).

 

A quindici minuti dall’inizio la massa di persone che premevano fuori dallo stadio era ancora enorme, cosicché la polizia pensò di aprire il “Gate C”, un grosso cancello d’acciaio posto all’ingresso di un tunnel che conduceva all’interno della Leppings Lane e agli ingressi laterali.

 L’idea si rivelò catastrofica: mancando ormai pochissimi minuti al fischio di inizio, i tifosi ancora fuori dallo stadio iniziarono ad accalcarsi al Gate C della Leppings Lane che permetteva accesso solo alla parte centrale della curva, la cui capienza era limitata a 2.000 posti; così, mentre questo settore della curva iniziò a riempirsi all’inverosimile, la marea di gente che continuava ad affluire dal Gate C si ritrovò chiusa dentro una sorta di imbuto. In breve gli spettatori che già si trovavano all’interno della Leppings Lane furono schiacciati verso le pareti laterali e le recinzioni che dividevano gli spalti dal campo (particolarmente resistenti perché concepite per resistere ad eventuali cariche degli hooligans, in ossequio alle normative introdotte dal governo inglese dopo la tragedia dell’Heysel) e la stessa sorte toccò agli sventurati che si trovavano ancora nel tunnel del Gate C.

 

 the-sun-hillsborough


Mentre nella curva si scatenava il panico, la gara iniziò regolarmente, senza che nessuno in campo e negli altri settori dello stadio si fosse minimamente accorto di cosa stesse avvenendo nella curva del Liverpool. In realtà di coloro che per evitare lo schiacciamento avevano scavalcato l’inferriata che separava la Leppings Lane dal terreno di gioco. Peraltro non avendo compreso ciò che stava realmente accadendo, la polizia prese l’iniziativa di intervenire con delle cariche volte ad impedire ai tifosi di invadere il campo. La situazione, se possibile, si fece così ancor più drammatica per i tifosi che, da un lato si trovavano schiacciati dalla calca che si era venuta a creare alle loro spalle, dall’altro venivano contrastati dalla polizia che impediva loro la possibilità di aprire delle vie di fuga. Solo dopo alcuni tragici minuti la polizia si rese conto del vero motivo dell’invasione e aprì le inferriate, lasciando finalmente ai tifosi del Liverpool la possibilità di raggiungere il terreno di gioco. Ma a quel punto, con la Leppings Lane meno piena, tutti cominciarono a capire quanto terribile fosse la portata del dramma.

 

Fu allora che l’arbitro sospese la partita. Erano le 15.07. Sette minuti dal fischio d’inizio. Il calcio, banalità concessa, non ha dimenticato. Liverpool non ha dimenticato. Steven Gerrard, uno nato a Whiston nel Merseyside, non ha dimenticato. Perché in quella tragedia morì suo cugino. E perché su quella tragedia, i tabloid, in particolare il Sun, hanno sputato sin dal giorno successivo. «Alcuni stessi tifosi hanno derubato le vittime. Alcuni hanno urinato sui loro corpi», si legge in prima pagina con tanto di titolo da strillonaggio: «THE TRUTH». Un’inchiesta farlocca, voluta dal Governo conservatore, voluto dalla Thatcher. Un sciacallaggio che ha offeso i parenti delle vittime e di tutti coloro che fino alla fine hanno spinto per la “vera verità”. Rinata nel 2012 dopo che una petizione popolare ha obbligato il Governo a riaprire la pratica. E’ emerso che molte delle responsabilità sono da attribuire alla scelleratezza della polizia, che i medici prelevarono sangue anche dai bambini pur di confermare la tesi alcolica e che molte persone potevano ancora essere salvate, ma invece furono frettolosamente dichiarate morte per asfissia irreversibile. Dopo 23 anni, il Sun ha chiesto scusa. Ma nei pub e nelle edicole dall’accento scouse, il sole non lo si legge più…da 25 anni, dal 15 aprile 1989. 

You’ll never walk alone
 
 
 
 
 
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