Monuments Men, l’arte recuperata

«Chi garantirà che il David resti in piedi? E che la Monnalisa sorrida ancora?»
Con un discorso conclusosi con queste domande, Frank Stokes, professore e storico d’arte, ottiene l’approvazione del presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, per quella che sarà una missione audace ma dal profondo senso di rispetto e responsabilità verso la storia. Questa scena apre Monuments Men, il quinto film diretto George Clooney, scritto e prodotto assieme a Grant Heslov che racconta la seconda guerra mondiale da un’altra prospettiva. A Frank Stokes (interpretato dallo stesso Clooney) il compito di arruolare sette uomini americani, sette “soldati d’arte” con l’obiettivo di recuperare le opere defraudate da Hitler e sventare il megalomane progetto del leader tedesco di edificare il Fuhrer Museum nei pressi di Liz, in Austria, città nella quale Hitler da giovane studiava pittura e progettava innovazioni architettoniche.
 
RISCHIARE LA VITA PER L’ARTE- Due storici, un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo tedesco come traduttore. Questo l’”improvvisato” gruppo ben amalgamato, all’interno del quale spiccano Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin e Bob Balaban. Raffinata l’interpretazione di Cate Blanchett nei panni di Rose Valland, storica d’arte parigina realmente esistita, membro della Resistenza che ha segretamente nascosto un diario con tutte le opere razziate dai nazisti ai proprietari ebrei. Siparietti ironici che ben si indossano sugli abiti degli attori lasciano spazio alla tragedia della guerra che resta una presenza ingombrante sullo sfondo. Elmetto in testa e fucile in mano i Momuments Men sbarcano in Normandia per esplorare l’Europa rischiando la stessa vita per salvare un’opera d’arte. La Madonna con bambino di Bruges di Michelangelo o la la Pala d’altare di Gand possono valere una vita umana? E’ questo il file rouge che collega ciascuna storia del film.

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I VERI MONUMENTS MEN – Se ad un primo sguardo, la pellicola è incensata da una visione patriottica e retorica, il film riconosce il gesto di chi ha fatto di tutto per conservare quel briciolo di umanità che la guerra è solita spazzare via. Tratto dal libro di Robert M. Edsel, il film romanza la reale missione, iniziata il 23 giugno 1943, di una squadra composta da 400 persone di 13 nazionalità diverse e legate a vari ambiti culturali. Il loro lavoro che è stato colpevolmente riconosciuto molto più tardi, riportò alla luce oltre 5 milioni di opere d’arte tra Picasso, l’impressionismo francese, Klee, Rembrandt e molti altri.

 

Questo articolo è anche su Medi@terraneoNews

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