«Partono i bastimenti»: il grande esodo degli italiani

«E da Genova, in Sirio partivano per l’America varcare… varcare i confin. Ed a bordo cantar si sentivano, tutti allegri del suo destin. Urtò il Sirio un orribile scoglio. Di tanta gente la misera fin». Accompagnata da un leggero sottofondo di chitarra, questa canzone popolare ricorda il naufragio del piroscafo “Sirio” vicino l’isola spagnola di Hormigas. Era il 14 agosto del 1906 e morirono 300 migranti italiani o forse più, la maggior parte di terza classe salpati per raggiungere l’America.
La mostra “Partono i bastimenti”, promossa dalla Fondazione Roma – Mediterraneo, approda a Bari, alla Sala Murat, per raccontare la storia della grande emigrazione italiana tra il 1861 e primi anni 60 del Novecento, attraverso documenti storici, passaporti di diverse epoche e racconti vari.
VITA A BORDO – Oggigiorno negli Stati Uniti, 26 milioni americani sono di origine italiana, mentre in Sud America gli oriundi toccano i 30 milioni. Nessuna analisi sociologica può spiegare il fenomeno del grande esodo se non i dati di quell’Italia di fine Ottocento, povera al Sud come al Nord. Alta mortalità infantile, famiglie numerose, penuria di terre coltivabili e mancanza di materie prime. Così non si aveva altra scelta che salpare con il cuore pieno di dolore, ma con la speranza di toccare per mano il sogno americano. Le foto e le lettere ripercorrono le lunghe traversate atlantiche, caratterizzate dalla frequenza di epidemie di colera, tifo, vaiolo e febbre gialla. In casi del genere lo sbarco non era consentito. Così nel 1893 il piroscafo genovese “Carlo R.”, partito da Napoli con 1400 emigranti, fu respinto nei pressi del Brasile e dovette far ritorno in Italia. I superstiti furono solo 400.
DIFFICOLTA’ E PREGIUDIZIO – Nella mostra sono esposte anche numerose “copielle”, piccoli spartiti originali di canzoni quasi tutte in dialetto napoletano che raccontano la terribile situazione in cui molti emigrati vennero a trovarsi una volta toccata la terra ferma. Ad Ellis Island, un isolotto alla foce del fiume Hudson a New York, gli emigranti subivano controlli igienici al limite dell’umanità. In quegli anni si instaurò nella mente di molti americani un sentimento di diffidenza nei confronti degli italiani che sfociò, nel 1927, nell’ingiusta condanna a morte con la pena della sedia elettrica degli anarchici Sacco e Vanzetti.
LITTLE ITALY E IL TANGO – Ma nonostante le difficoltà della lingua, gli italiani si inserirono rapidamente nella società americana. Le parrocchie divennero centri di aggregazione e molti di loro si distinsero attraverso mestieri tipici quali il giardiniere, barbiere e muratore. Alcuni intraprendenti aprirono negozi di alimentari, importando pasta e conserve di pomodori. In Argentina, invece, legato al tango, nacque la figura de “el tano”, nomignolo per indicare l’italiano compositore di canzoni e musiche. Storie di nostri nonni e antenati che oggi, noi italiani, popolo di una terra diventata suolo di approdo per altri emigranti, non dobbiamo dimenticare.
Sul tema immigrazione LEGGI ANCHE: Al minuto di silenzio preferisco un minuto di storia
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