Il grande gelo del 26 dicembre 1962

L’inverno peggiore del Ventesimo secolo inizia il giorno di Santo Stefano del 1962. Il Grande Gelo. Rinvii. La nascita del Pools Panel. La finale di Coppa rinviata di tre settimane. Con questo tempo oggi ci si muore. Ma non a Rocker Park, Sunderland. Non contro il Bury. L’arbitro entra in campo all’una e mezzo. A Middlesbrough hanno sospeso la partita. Ma il tuo arbitro no. Il tuo arbritro decide che la tua partita si può giocare.
«Ben fatto, arbitro» gli dici. «Quella gente là non fa che sospendere tutto».
Mezz’ora prima del calcio d’inizio sei all’imboccata del tunnel con la tua maglia a maniche corte a strisce verticali biancorosse, i tuoi pantaloncini bianchi e i tuoi calzettoni bianchi e rossi, a guardare per dieci minuti i chicchi di grandine che rimbalzano sul campo da gioco. Non vedi l’ora di uscire. Non vedi la cazzo di ora.
Nevischio in faccia ghiaccio sotto i piedi e freddo nelle ossa. Un passaggio vagante nella loro area di rigore e uno scatto nel fango, i tuoi occhi sulla palla, la tua testa rivolta a quel goal, in ventinovesimo.
Il loro portiere è qui, la tua testa ancora a quel gol, la sua spalla sul tuo ginocchio.
Craaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaac…
Il boato e il fischio. Il silenzio e le luci che si spengono.
Sei a terra, nel fango, gli occhi aperti e la palla ferma.
Ventinove. Cerchi di rialzarti, ma non ci riesci. Ventinove. Allora ti metti a carponi.
«Alzati, Clough!» grida qualcuno. «Alzati!»
Nel fango, sulle mani e sulle ginocchia.
«Andiamo, arbitro» ride Bob Stokoe, il centromediano del Bury. 
«Fa solo scena, cazzo, è Clough!»
Sulle mani e sulle ginocchia, nel fango pesante, sempre più pesante. «Non questo qui» dice l’arbitro. «Questo qui non fa scene».
Smetti di trascinarti. Ti giri. Hai la bocca aperta. Gli occhi spalancati. Vedi la faccia del fisioterapista, Johnny Watters, una luna preoccupata in un cielo spaventoso. C’è del sangue che ti scorre dalla guancia, insieme al sudore e alle lacrime, il ginocchio destro ti fa male, male, male e tu mordi, mordi, mordi l’interno della bocca per soffocare le urla, per combattere la paura.
Il primo sapore metallico sulla lingua, quel primo sapore di paura. 
Uno alla volta i 30.000 se ne andranno. Mulinelli di spazzatura attraverseranno il campo. Cadranno la neve e la notte, il terreno si indurirà e il mondo dimenticherà.
Lasciandoti sdraiato sulla schiena nell’area di rigore, uno zombie…
Johnny Watters si china, la spugna in mano, la lingua vicino al tuo orecchio sussurra:«Come faremo, Brian? Come faremo?»
Ti mettono su una barella. Ti portano via sulla barella.
«Non toglierti quelle cazzo di scarpe» dice il mister. «Magari si rimette in piedi».
Giù per il tunnel fino allo spogliatoio.
Ti piazzano su un lettino sopra un lenzuolo bianco. C’è sangue dappertutto, dal lenzuolo al lettino e dal lettino al pavimento.
La puzza di sangue. La puzza di sudore. La puzza di lacrime. La puzza di Algipan. Vuoi sentire questi odori per il resto della tua vita.
«Deve andare in ospedale» dice Johnny Watters. «Deve andarci subito».
«Ma non toglierti quelle cazzo di scarpe» dice di nuovo il mister. Ti tirano via dal lettino. Via dal lenzuolo macchiato di sangue. Su un’altra barella. Giù per un altro tunnel. In ambulanza. All’ospedale. Sotto i ferri.
C’è un’operazione, poi ti ingessano la gamba dalla caviglia all’inguine. Dei punti in testa. Niente visite. Niente amici o familiari. Solo dolori e infermieri. Johnny Watters e il mister.
Ma nessuno ti dice niente, niente che tu non sappia già. Che è una cosa grave, cazzo. E’ proprio dannatamente grave. 
Il giorno peggiore della tua vita.

 
3bbea-brian
Rottura del legamento crociato del ginocchio. Così il 26 dicembre del 1962, nel tradizionale Boxing Day, a soli 28 anni, Brian Clough si ritira dal calcio giocato. Tra Middlesbrough e Sunderland, 274 partite e 251 goal. Numeri da attaccante devastante, ma offuscati perché, a 30 anni, inizia la carriera di allenatore. Il più giovane manager nella storia inglese è ricordato per aver reso immortali, con il suo calcio, due realtà di periferia. Lontani dai poli calcistici tradizionalmente vincenti, Clough ha vinto tanto, ma soprattutto due campionati inglesi con il Derby County e con il Nottingham Forest e due Coppe dei Campioni sempre con il Nottingham. Personalità pungente e scomoda, Clough si spense nel 2004 a causa di un cancro allo stomaco dovuto all’alcool. Poco prima di morire, l’Arsenal di Wenger raggiunse il traguardo di 43 partite di fila senza sconfitte, superando il precedente record di Clough che durò per più di 40 anni. Ma il suo mito rimarrà inscalfibile.
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