Tifoso inglese salta una partita dopo 37 anni…per un matrimonio. In Colombia si gioca con le maglie “tarocche”

QUI INGHILTERRA – Quando si parla di tifo in Inghilterra è sempre lecito aspettarsi qualcosa di sorprendente. Eppure dopo storie di vincite milionarie di genitori che scommettono sui propri figli, di matrimoni organizzati all’interno di stadi e dopo aver letto febbre a 90°, si pensa di aver visto e letto tutto. Ma Peter Abbott, 56enne di Ipswich, è andato oltre. Dal 1970, infatti, tifa per il Wolverhampton, una delle squadre fondatrici della gloriosa FA e che attualmente milita nella League One (terza divisione). Sì, anche mio nonno è tifa Bari da oltre 50 anni. Allora dov’è la notizia, verrebbe da dire. Peter è balzato sulle pagine di cronaca inglese perché per la prima volta dopo 37 anni, è stato costretto a saltare un incontro dei lupi. Da quel marzo 1976, da quella sfida contro il Tottenham, Peter ha seguito i Wolves ovunque. Millenovecentosedici incontri di fila ad incitare in curva i propri beniamini. Sia in casa che in trasferta. Una casa che dista 260 km, essendo lui di Ipswich. Ma nell’ultimo incontro casalingo contro il Coventry, Peter non era sugli spalti. E’ riuscito a dribblare tutti gli impegni nei week-end e nei turni infrasettimanali per decenni, ma non ha potuto tirarsi indietro al matrimonio di Sarah, sua figliastra, che ha deciso di sposarsi proprio di sabato
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Il sacro sabato conteso tra due fedi differenti. E così lo sconsolato tifoso, ha seguito il match sul cellulare. Eppure la fedeltà premia. Il club, informato sulla curiosa storia di quest’uomo, ha inviato al matrimonio Steve Bull, miglior marcatore nella storia dei lupi con 306 goal in 561 partite. Ma non solo. Oltre alla foto di rito tra l’attaccante, il tifoso e gli sposi, il Wolverhampton ha invitato Peter al Molineux (lo stadio dei Wolves) omaggiandolo con un’istantanea del goal dei padroni di casa nel match perso da Peter. Esagerati? Beh anche Abbott ammette di essere probabilmente «a bit bonkers» (un po’ fuori di testa).
 
 
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QUI COLOMBIA – «Dove sono le magliette?» «Non le dovevi prendere tu?». Ok, non sarà andata così. Non come uno scambio di battute degno di una gag da B-movie, ma nella Copa Mustang, la massima serie colombiana, è successo anche questo. L’Indipendiente di Santa Fe, squadra di Bogotà, impegnata nella trasferta contro il Boyaca Chico, si è reso conto, giunti a destinazione, di aver lasciato a casa le divise ufficiali da trasferta. Poco male, si chiede al Boyaca di giocare a sua volta con la seconda maglia. Ma essendosi dimostrati indisponenti e poco disponibili a cambiare casacca, un componente dello staff dell’Indipendiente ha dovuto fare di necessità virtù, comprando dalle bancarelle adiacenti allo stadio, delle maglie “taroccate” biancorosse. Come inserire i numeri di maglia? Nel primo tempo si è pensato a dell’adesivo, salvo poi optare per il più tradizionale numero scritto con il pennarello. Doppia gioia: il Santa Fe si è imposto 2-0 e in una serata tragicomica almeno il pennarello non si è scaricato… 

 

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