Il calciatore che non può giocare in Russia perché kosovaro

Kristian Nushi gioca nel San Gallo, squadra della massima competizione svizzera. Un nome e un cognome che non diranno certamente nulla, ma è nato a Klina, in Kosovo, il 21 luglio di 31 anni fa.  A sue spese, Nushi può aver dato origine ad un precedente (si spera con esito positivo) che ha coinvolto Svizzera, Kosovo e, tanto per cambiare, la Russia.

Tutto risale a fine agosto, quando la sua squadra ha affrontato lo Spartak Mosca nello spareggio play-off per accedere alla fase a gironi della prossima Europa League. L’andata, giocata in terra elvetica e terminata 1-1, ha visto regolarmente Nushi in campo con addosso la maglia numero sette. Al ritorno, però, una settimana dopo, non ha potuto seguire i suoi compagni nella trasferta moscovita, perché non gli è stato concesso il visto d’ingresso. Motivo politico. Documenti non validi per la giurisdizione russa. Nushi, che vive in Svizzera dal 2002 quando fu acquistato dal FC Wil, ha passaporto kosovaro e la Russia è tra le nazioni che non ha riconosciuto l’autonomia del paese dalla Serbia, proclamata il 17 febbraio 2008 a Pristina, divenuta neo capitale per gli indipendentisti. 
Dunque, dopo la disputa sulle prossime Olimpiadi invernali a Sochi e la legge che vieta la «propaganda omosessuale davanti ai minori», la Russia si trova nuovamente al centro di un caso diplomatico. 

Il San Gallo e le autorità calcistiche kosovare hanno protestato contro un atto considerato ostruzionistico chiedendo spiegazioni alla UEFA e invitando Sepp Blatter, presidente della FIFA, a intervenire per garantire regolare svolgimento della competizione. Fadil Vokrri, attuale capo della Federazione calcistica kosovara, ha inviato una lettera nella quale ha affermato che «nulla è stato detto o fatto pubblicamente per aiutare un calciatore professionista a giocare per il suo club, e per assicurare che l’indipendenza e l’autonomia dello sport dalla politica venga applicata», come è riportato dal sito InsideWorldFootball. Al contrario, infatti, di incidenti simili in altri ambiti sportivi come nel ping-pong o nel judo, nei quali le Federazioni sono intervenute a sostegno degli atleti kosovari, in questo caso la UEFA ha fatto orecchi da mercante non esprimendosi in merito. 

kosovo
L’indipendenza è stata riconosciuta da 103 dei 193 paesi dell’ONU, tra cui 23 dei 28 membri dell’Unione europea. Politicamente, però, il Kosovo non fa parte delle Nazioni Unite, così come a livello calcistico non è inserita nella FIFA o nella UEFA. In realtà, nel maggio 2012, la massima organizzazione calcistica mondiale, aveva preliminarmente consentito ai vari club di giocare amichevoli contro squadre kosovare, salvo poi ritrattare per proteste provenienti dalla Federazione serba. La Svizzera, inoltre, ha dato asilo politico a più di 50mila kosovari fuggiti sul finire degli anni 90′. 

Il San Gallo ha comunque vinto il match (4-2 il risultato iniziale, dopo esser passati in svantaggio già al primo minuto), ma il caso Nushi apre futuri scenari preoccupanti. Nell’immediato e non solo. La squadra svizzera, infatti, è stata sorteggiata in un girone che comprende, tra le altre, anche il Kuban Krasnodar, altra squadra russa. Il match è in programma il 28 novembre. Ma non è l’unica data da cerchiare in rosso. La Russia non solo ospiterà le Olimpiadi invernali dal 7 al 23 febbraio, come detto in precedenza, ma è stata scelta per organizzare i Mondiali di calcio del 2018. In Svezia, Finlandia e soprattutto Svizzera, molti sono i calciatori di origine kosovara. Tra questi, Lorik Cana, capitano dell’Albania e gli “elvetici” Valon Behrami, Xherdan Shaqiri, i fratelli Granit e Taulant Xhaka e Albert Bunjaku
FCSG - Servette
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