Il pugno di Smith e Carlos. Storia di diritti alle Olimpiadi

Il monaco buddhista che si diede fuoco in un piazza di Saigon, Rosa Parks che su un autobus si rifiutò di alzarsi per far sedere un bianco. E poi ci sono i pugni guantati di Smith e Carlos. Sicuramente tante altre foto hanno segnato un’epoca, ma queste tre, limitate ad un un arco temporale confinante, hanno un senso comune di ribellione. Contro il regime cattolico nel Vietnam il primo, per i diritti civili dei neri gli altri due. Piccole tappe, capaci di sovrastare il dio Crono e di rimanere immutate nel tempo, come quella del 16 ottobre 1968. Olimpiadi di Città del Messico. Tommie Smith e John Carlos, primo e terzo nella finale maschile dei 200 metri. I due atleti americani, durante la cerimonia celebrativa, sollevarono in cielo il pugno con un guanto nero, con il capo chino, al collo una collanina con delle pietre, simbolo di ogni nero morto linciato e i piedi scalzi. Umanamente fieri e con i muscoli tesi a reggere una presa di coscienza che in quel momento non era più pesante delle medaglie che avevano al collo. 
Solo sei mesi prima fu assassinato Martin Luther King e quello fu il gesto che portò il ruggito del Black Power, contro la discriminazione razziale, ad echeggiare oltre i confini dello stadio. Ventiquattro anni Smith, un anno in meno Carlos.
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L’aneddoto – Quella protesta è rimasta scolpita nella storia dello sport e non solo, anche perché su quel podio Smith e Carlos non si sentirono soli. La medaglia d’argento, infatti, andò a Peter Norman, australiano cresciuto a Melbourne, dove ebbe modo di osservare l’odio dei bianchi verso gli aborigeni. Lui era ignaro della protesta, ma si dice che sia stato proprio Norman, a fine gara, a suggerire ai due atleti di dividersi i guanti. Non solo: indossò la spilla con il simbolo del Progetto olimpico per i diritti umani
Scesi dal podio, il loro cammino sportivo si interruppe. Norman non venne convocato, infatti, ai successivi Giochi a Montreal. A Smith e Carlon andò anche peggio: immediatamente sospesi dalla squadra americana, ricevettero in seguito numerose minacce, tra le quali anche quelle del Ku Klux Klan. 

 

Peter Norman è morto a Melbourne all’età di 64 anni a causa di un infarto. Al funerale, Tommie Smith e John Carlos hanno sorretto la sua bara.
 
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