Usa, la Corte Suprema ha deciso: Sì alle nozze gay

WASHINGTON – «Una deprivazione di libertà eque» e incostituzionale perché viola il quinto emendamento sulla difesa delle libertà individuali. Con questa motivazione la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha bocciato la legge federale che definisce il matrimonio come l’unione tra uomo e donna. Mercoledì 26 giugno, una data storica per l’orgoglio gay. Infatti con questa sentenza, la Corte Suprema ha stabilito che per il governo federale, le nozze tra coniugi dello stesso sesso, hanno valore in tutti gli stati americani, anche in quelli in cui non sono previste dalle leggi. Tra gli otto membri della Corte, decisivo per abrogare il DOMA (Defense of Marriage Act) è stato il voto del giudice Anthony Kennedy che si è schierato con i quattro giudici progressisti.

CHE COS’E’ IL DOMA? – Con l’acronimo DOMA, si intende la legge approvata nel 1996 dal Congresso a larghissima maggioranza, sia dai democratici che dai repubblicani e successivamente varata dall’allora presidente Bill Clinton. I due articoli contenevano una definizione di matrimonio, legato essenzialmente al principio tradizionale ed eterosessuale, che negava di fatto ogni possibile beneficio, a livello federale, a coppie gay o lesbiche già sposate nei singoli stati. Ma la legge, parsa subito di dubbia costituzionalità, è stata messa in discussione da Obama nel 2011.

LE REAZIONI – Fuori dalla sede della Corte Suprema in molti hanno atteso con apprensione il verdetto finale. Poi, la tensione ha fatto spazio a grida, applausi e bandiere alzate in cielo. «Cancellata legge discriminatoria che trattava coppie gay innamorate e impegnate come cittadini di serie B» è stato il commento del presidente Barack Obama che si è detto felice ed orgoglioso della scelta dei giudici, ma ha anche voluto precisare che «l’amministrazione è stata sempre rispettosa sul valore che le istituzioni religiose danno al matrimonio. La decisione, che riguarda solo le nozze civili, non cambia il nostro atteggiamento». Questo perché, attraverso un comunicato, la rappresentanza dei vescovi americani ha fatto sapere che «il bene di tutti, soprattutto dei nostri figli, dipende da una società che si sforza di rispettare la verità del matrimonio». «Un giorno tragico per la Nazione» ha sentenziato l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan. Per un verso o per l’altro, questo mercoledì 26 giugno segna un passaggio storico per i diritti umani.

Puoi leggere l’articolo anche su Medi@terraneoNews

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