«No signal», la Grecia spegne la sua Tv pubblica

ATENE – La voce, quella dei giornalisti, non si spegnerà. La radiotelevisione pubblica ellenica, dalle 23.15 di un martedì 11 giugno che passerà alla storia, ha staccato la spinaLa scritta «no signal» su sfondo nero dei tre canali televisivi e il silenzio sul canale radiofonico. «In un momento in cui al popolo greco vengono imposti sacrifici non ci possono essere entità intoccabili che possono restare intatte quando si applicano tagli ovunque. Ert è una situazione dove esistono grandi sacche di opacità e di spreco di denaro pubblico». Parole di Simos Kedikoglou, portavoce del governo di Samaras, abituato a stare davanti ai microfoni perché nella Ert ha lavorato negli anni ’90 come giornalista. E ora ha decretato la sua fine senza preavviso.

Paradosso, che in greco, per rimanere in tema, significa ragionamento contraddittorio. Parole che echeggiano come spettri negli studi di Agia Paraskevi, sede centrale della tv di Stato ad Atene e nelle altre sedi locali, circondate quasi immediatamente da centinaia di cittadini che con sit-in pacifici da martedì sera dimostrano solidarietà e sostegno a giornalisti e tecnici. Ma i 2.800 dipendenti licenziati in tronco e senza preavviso non hanno messo in uno scatolone gli oggetti più intimi e non hanno imboccato l’uscita secondaria. Sono là dentro da quattro giorni e continuano a prestare un servizio autogestito utilizzando la rete, lo streaming o attraverso piccole emittenti comunali e private che hanno offerto le loro frequenze d’onda.

«Dov’è la democrazia?», si chiede la Grecia. «Colpo di stato», gridano alcuni sindacalisti. L’ intervento del governo è effettivamente tanto radicale quanto senza precedenti. Nemmeno la Grecia dei colonnelli aveva osato tanto minando la libertà di informazione. Per lo più il decreto che ha imposto l’offuscamento del segnale è stato annunciato senza l’accordo con gli altri esponenti politici. A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si indovina. Perché ricostruendo i tasselli, il puzzle è lontano da una logica conclusione. L’Ert è un bacino di sprechi? La realtà dimostra che da un paio di anni l’emittente ha un bilancio in attivo, proprio in virtù dei tagli sugli stipendi. E qualche giornalista tira fuori le ultime assunzioni, con stipendi altisonanti, caldeggiate proprio dallo stesso Kedikoglou. Altro paradosso, altro ragionamento contraddittorio del portavoce di governo. L’emittente farà spazio ad una nuova struttura, privatizzata con meno lavoratori, che dovrebbe garantire agli attuali dipendenti licenziati la possibilità di presentare richiesta di assunzione. Ma allora che senso ha?

La crescente pressione dei creditori internazionali della Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Unione europea) ha portato il primo ministro Samaras a concordare un piano che prevede il licenziamento, con varie scadenze annuali, di lavoratori statali. «Il Governo greco ha sbagliato a chiudere la tv statale. Non è successo in nessun altro paese europeo», ha dichiarato il corrispondente greco in Italia, Giorgios Lambrinopulos, il quale ha aggiunto che «è accaduto in Grecia perché manca il rispetto per i giornalisti e per l’informazione. Mi auguro che il premier Samaras ripristini la normalità: non possiamo essere schiavi totali della Troika».

Puoi leggere l’articolo anche su Medi@terraneoNews

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