Jupp Heynckes: «Lascio il Bayern da vincente»

MONACO – Champions League, Bundesliga e Coppa di Germania in un colpo solo. In campionato 98 goal fatti, 18 reti subite e solo una sconfitta. In Europa umiliate prima la Juventus e poi il Barcellona. Jupp Heynckes, ormai, si può dire ex allenatore del Bayern Monaco, saluta tutti uscendo dal calcio dalla porta principale. A testa alta sul tappeto rosso con un sorriso a metà tra gioia e ghigno di rivalsa.
Per la prima volta è lui a decidere il suo futuro senza che siano gli altri ad esonerarlo. Dopo 49 anni trascorsi masticando calcio a colazione e a cena, Heynckes nato aMönchengladbach, ha atteso tanto per riscrivere la sua storia. Quando gli almanacchi erano pronti a ricordarlo come un buon allenatore, ora si dovranno ricredere e raccontare del vincente allenatore. Del quarto, dopo Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld e José Mourinho ad alzare per due volte il più prestigioso trofeo europeo alla guida di due squadre diverse.
«La scorsa estate ho promesso a mia moglie che avrei finito il mio contratto con il Bayern Monaco e poi non sarei andato oltre. Dal primo luglio non firmerò con nessun’altra squadra. Ho 68 anni e ho bisogno di riposarmi, c’è da considerare anche la vita personale oltre quella calcistica». E’ la sua ultima conferenza stampa. E in queste parole l‘allenatore dimostra di esser stato consapevole che un anno, ancora uno, sarebbe bastato per spazzare via frammenti di carriera deludenti.
Heynckes allenatore del Real Madrid. Accanto Seedorf e Raul
Sì perché Heynckes è quello che nel 1998 è stato esonerato dal Real Madrid per aver chiuso in campionato al quarto posto. Piccolo dettaglio non trascurabile: quella stessa stagione, riportò dopo 32 anni di digiuno la Champions League nella capitale spagnola, sponda blancos. Un solo anno. Il tempo di disfare le valigie che Heynckes è di nuovo in partenza. Come con l’Eintracht Francoforte quattro anni prima, cacciato dai tifosi per essere entrato in contrasto con i leader del club. O come con il Benfica nella stagione 1999-2000. Alti e bassi continui. O bassi e alti. Piccole differenze che decidono una carriera. Questa volta ripartendo dal basso, dalla profonda delusione della stagione passata quando all’Allianz Arena, nel loro stadio, i bavaresi hanno perso la finale di Champions League contro il Chelsea all’ultimo respiro. Un solo anno per rimotivare i giocatori, per imparare dagli errori precedenti e per essere grandi ed eterni. Dalle polveri all’altare. Prima squadra tedesca a centrare tutti e tre gli obiettivi. Un enorme sorriso e qualche ghigno. «Mi voleva un club prestigioso – ha detto in chiusura – ma non credo di avere più la forza per allenare a questi livelli». Ai dirigenti del Real Madrid saranno fischiate le orecchie. 
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