Gaber contro Faber (e finirebbe… pari)

 

Chiudere gli occhi e immaginare Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè seduti uno di fronte all’altro. In penombra con una luce soffusa che taglia il fumo di migliaia sigarette. E intenti a discutere animosamente di tutto ciò che li circonda. Questo e non solo è «Gaber contro Faber».
Con la teatralità di un incontro di pugilato sullo sfondo, l’evento, organizzato dall’Arci di Bari, ha voluto inscenare un duello tra i due maestri a colpi di canzoni e pensieri. Per una sera Dario Di Stefano in un angolo e Roberto Talamo all’opposto, hanno ereditato rispettivamente la potenza scenica del Faber e del signor G. Il teatro dell’Istituto Majorana è stato il ring. Una scuola aperta anche di sera per coinvolgere assieme ragazzi ed adulti è l’idea che Livia Cantore e Luca Basso, responsabili dell’Arci di Bari, hanno lanciato per l’occasione.

 

La città, il lavoro e la politica. Poi l’amore, la gente e la solitudine. Fino ad arrivare alla vita, alla morte e al futuro. Nove temi per nove round con l’arduo compito di decretare un vincitore affidato a Michele Cecere, arbitro d’eccezione non potendo, ha voluto sottolineare, decidere da che parte stare.

 

Tenere gli occhi ancora chiusi per respirare le trafiggenti parole del cantautore genovese. Riaprirli di tanto in tanto per assaporare la coinvolgente presenza scenica di Giorgio Gaber scandita da monologhi apparentemente leggeri ma dal contenuto profondo. E la possibilità di riscoprire alcuni brani del vasto canzoniere dei due poeti musicanti. Loro infondo di parole ne conoscevano tante e così la città viene raccontata da De André non con le note della «Città vecchia», ma con «Rimini» che stupisce per come storie di rifiuti e di aborto si intreccino metaforicamente. Giorgio Gaber non è solo quello che si domanda e ci domanda cosa sia la destra o la sinistra, ma è anche quello che si chiede cosa rimane di noi dopo la morte pensando ad Annibale, un grande generale che ora è solo cenere. Una storia d’amore da proteggere, custodire e non sminuire davanti ai giornalisti raccontata in «Verranno a chiederti del nostro amore» si scontra con il burlesco e irridente testo di «Donne credetemi».

 

«Gaber contro Faber» non ha un vincitore né un vinto. Perché riaprendo gli occhi e pensando a quanto ancora oggi suonino attuali i messaggi dei due autori, questo spettacolo porta con sé l’amletica domanda: erano Faber e Gaber ad essere infinitamente lungimiranti o siamo noi a non essere cambiati in 30 anni di storia?

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...