Chi semina, raccoglie…

Il calcio tedesco über alles (sopra tutti). Le due semifinali di Champions League hanno avuto un unico denominatore in comune: la supremazia di Bayern Monaco e Borussia Dortmund nei confronti di Real Madrid e Barcellona. E come in una battaglia di Risiko, la Germania conquista territori strategici per mettere in mostra la sua superpotenza pallonara. Quale teatro migliore dello stadio di Wembley, in terra inglese, per disputare la finale di Champions? La patria del football per una sera sarà il teatro del fuβball
Prima finale tutta tedesca. Esattamente come dieci anni fa, quando Milan e Juventus innalzavano il calcio italiano. Ora, con il pressante fiato sul collo del ranking Uefa, non ci resta che prendere ripetizioni a capo chino, rimandati ancora una volta a settembre. Lo sport, e il calcio in particolar modo, è fatto di cicli. Bene. Prima le Champions vinte dal Milan. Poi il Mondiale degli azzurri del 2006. E poi l’Inter piglia tutto di Mourinho. Poi l’avanzata iberica con Barcellona e Madrid e le furie rosse. In mezzo i soliti inglesi a tappare i buchi. Normale che ora tocchi alla Germania, verrebbe da pensare. Ma in realtà in tutti queste istantanee, i tedeschi erano presenti. Ora in semifinale. Ora in finale. Sempre e comunque a contendere la vittoria. Quale Nazione europea può dire lo stesso? 


E’ la mossa di un Paese che nello sport come nella vita ha scelto di puntare su progetti a lungo termine. Più di quanto non lo stiano facendo gli altri. E soprattutto sport e vita quotidiana si relazionano in uno scambio simbiotico, dove lo stadio non è utilizzato solo una volta ogni 15 giorni, diventando nido per colombi i restanti 14. Vantaggi di una gestione autonoma, ma anche strategie di marketing che nel 2013 in Italia solo la Juventus si dimostra attenta nel mettere in pratica.

Benteler_Arena_SC_Paderborn_07

Negozi, supermercati e stores. Ma non solo. Nello stadio del Paderborn, squadra di seconda divisione tedesca, ad esempio, si organizzano attività di integrazione e socializzazione tra i ragazzi, attività didattiche pomeridiane e di allenamento. Con un premio finale: la possibilità di assistere gratuitamente alle partite interne. Puntare sui giovani. Ma senza ripeterlo ad alta voce dieci, cento, mille volte tanto da auto-convincersi fino alla fine. Ecco come il Borussia Dortmund può permettersi di schierare nella semifinale di andata contro il Real Madrid 11 giocatori la cui spesa complessiva è inferiore a quella utilizzata dal Liverpool qualche anno fa per comprare Carroll dal Newcastle. 

Senza nessun sceicco o magnate russo. Perché lo spirito di squadra non si compra, ma si coltiva. Tirata d’orecchie ai dirigenti del Manchester City e a quelli del PSG. Progetti nell’immediato competitivi, senza dubbio. Ma è anche vero che Roma non è stata costruita in un giorno. E noi italiani, dovremmo saperlo.
bayern_dortmundcorareportdotcom
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