Rosa Parks. Rimanere seduti per gridare «Alziamoci»

 

Siamo in Alabama, è il primo dicembre 1955, nello stato vigono le leggi sulla segregazione razziale. Rosa Parks ha 42 anni, lavora a Montgomery. E’ sarta in un grande magazzino. Ma è nera, e il colore della sua pelle rappresenta il discrimine tra un cittadino di serie A e uno di serie B. Rosa sale sull’autobus, al termine del lavoro. Dopo tre fermate, arriva un uomo bianco e, come richiesto dal regolamento, lei dovrebbe cedergli il posto. «No, sono stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe» dice al conducente James Blake, che visto il suo rifiuto e quello di altri tre passeggeri di colore di alzarsi, chiama la polizia. Agli agenti venuti ad arrestarla, la Parks oppone queste parole: «Non penso di doverlo fare. Ho pagato il biglietto come chiunque altro». Il suo rifiuto segna una svolta epocale in ciò che fino a quel momento era sembrato normale. 

IL BOICOTTAGGIO – Quattro giorni dopo l’episodio, Parks fu condannata ad una multa di 10 dollari più altri 4 di spese processuali. Lo stesso giorno i residenti di colore iniziarono a boicottare il servizio degli autobus, guidati da un pastore sino ad allora sconosciuto, Martin Luther King jr. Ne nacquero marce, proteste, sit-in che portarono gradualmente i neri ad acquisire sempre più consapevolezza e visibilità. La protesta durò 381 giorni, oltre un anno, e la sfida legale sfociò in una sentenza della Corte Suprema che impose a Montgomery di abolire le discriminazioni sugli autobus e mise fine alle leggi di segregazione nei servizi pubblici in tutto il sud.

IL REVERENDO – Nel suo libro del 1958, Stride Toward Freedom, Martin Luther King descrisse l’azione della Parks come «l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà». «Rimase ancorata a quella sedia – scriveva ancora di lei il pastore – in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future». 

«ERO STANCA DI CEDERE»«Molti dissero che quel giorno non mi alzai perchè ero stanca – scrisse Rosa Parks nella sua autobiografia – ma non è vero. Ero invece stanca di cedere». Dopo questo episodio, però, la donna non trovò più lavoro e assieme alla sua famiglia fu costretta ad abbandonare l’Alabama. Si trasferì a Detroit, nel Michigan, dove continuò a lavorare come cucitrice, prima di diventare assistente del membro del congresso degli Stati Uniti, John Conyers. Alcuni anni fa, il settimanale Time la nominò una delle cento donne più influenti del ventesimo secolo. 
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Fonte: Corriere della Sera 25 ottobre 2005
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