Lucio, cantautore che ha portato lo sport nelle sue canzoni

 

Ad un passo dal 4 marzo. Si è fermato ad un istante dal suo compleanno, come ben ci ricorda una sua canzone autobiografica. Portatore dei valori e dei temi tradizionali della canzonetta italiana, Dalla li ha accolti e fatti propri a modo suo, cantando l’amore senza tempo e spazio in “Caruso”, o la storia malinconica di un barbone che vive nella “Piazza grande” di Bologna. Ha cantato e raccontato, però, tutti gli aspetti della quotidianità dandone stesso risalto, stessa importanza. E tra questi nei suoi testi c’è tutta la passione per lo sport, diversamente da quello che è il pensiero nobile ed aristocratico di molti cantautori (lo stesso De Gregori, suo grande amico, ebbe difficoltà ad accettare l’inno della Roma scritto dall’amico Venditti). Nella sua piccola Bologna, era da tutti conosciuto come un assiduo frequentatore del Dall’Ara, lo stadio del Bologna calcio, dove era solito sedere accanto a Morandi. Per la stessa squadra scrisse, a quattro mani con Luca Carboni, Gianni Morandi ed Andrea Mingardi, l’inno dal titolo “Le tue ali Bologna”. Nel 2001, inoltre, compose una canzone (Baggio…Baggio) dedicata al Divin Codino, rinato proprio nella sua breve parentesi bolognese:

 

«Sei mai stato il piede del calciatore che sta per tirare un rigore e il mignolo destro di quel portiere che è lì, è lì per parare…»

 

Ma più di tutto aveva la pallacanestro nel cuore. Da sempre tifoso della Virtus Bologna, con il suo fare da “buffone“, ironizzava sulla sua altezza: «Sono un grande playmaker. Forse il più grande. Mi ha fregato solo l’altezza» diceva. Resterà celebre la foto con accanto Augusto Benelli, cestista di oltre 2 metri, entrambi con la casacca bianca con la V nera della Virtus. Eppure nel suo scherzare, ne capiva di basket: ogni tanto scendeva negli spogliatoi, parlava con i giocatori, con la società e tutti accettavano i consigli (e qualche volta le critiche) che era solito impartire, sempre con grande pacatezza. Tifoso sì, ma sempre composto.
 

 
La sua altra grande passione erano i motori, le corse automobilistiche. In “Nuvolari” (traccia di spicco del disco “Automobili”, tutto incentrato sulle corse), narra, con ritmi accelerati e frenetici, l’esaltazione mista a mistificazione della folla, disposta ad aspettare un tempo infinito per poi vedere sfrecciare in un manciata di secondi, quando giunge dall’orizzonte, quel tipetto «basso di statura, al di sotto del normale». Ed infatti «la gente arriva in mucchio e si stende sui prati, quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari, la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi e lo saluta con la mano, gli grida parole d’amore, e lo guarda scomparire come guarda un soldato a cavallo».
Un trasporto emotivo che trova l’apoteosi in una canzone, scritta nel 1996, che ricorda Ayrton Senna, pilota di Formula 1, tragicamente scomparso due anni in un incidente in pista ad Imola. Un testo, interpretato in prima persona, da leggere tutto d’un fiato: «Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota e corro veloce per la mia strada anche se non è più la stessa strada anche se non è più la stessa cosa anche se qui non ci sono piloti anche se qui non ci sono bandiere… E ho deciso una notte di maggio in una terra di sognatori ho deciso che toccava forse a me e ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo rimbalzando nella curva insieme a me mi ha detto “chiudi gli occhi e riposa” e io ho chiuso gli occhi».

 

Ha dato tanto alla canzone italiana e nel suo piccolo, anche al mondo dello sport, che non lo ha dimenticato e pertanto da più parti sono giunti testimonianze d’affetto ed attestati di stima. Così la Gazzetta dello Sport ha reso omaggio al cantautore, nell’edizione del giorno dopo la sua scomparsa, intitolando ogni articolo in prima pagina con una sua canzone. E la Virtus Bologna, la sua Virtus Bologna è scesa in campo sulle note di “Caruso”, perché «è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto, anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto…»
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