Ciao Luigi ciao.

 

Una ballata lirica in punta di voce, Ciao ciao. La canzone-epitaffio di Luigi Tenco, “Ciao amore ciao”. Il 27 gennaio 1967, l’ultimo atto sul palco del Festival di Sanremo, la città dei fiori (belli). Gli abbracci dopo la sua morte, gli sputi ingrati di chi non ha voluto capire.
Ed una presa di posizione di De Gregori: mai metterà piede sul palco del Festival.

 

“Ciao ciao, andarmene è un peccato, però ciao ciao. 
Bella donna alla porta che mi saluti. 
E baci, abbracci e sputi, 
e io che sputo amore, io che non sputo mai. 
Ciao ciao, andarsene era scritto perciò ciao ciao. 
Bella ragazza che non m’hai capito mai. 
Già parte il treno, sventola il fazzoletto, 
amore mio, però piangi di meno. 
Ciao ciao, ciao amore ciao, amore ciao. 
Guarda che belli fiori in quella città. 
Ciao amore ciao, amore come va? 
Ciao amore, amore mio, amore ciao. 
Ciao ciao, guarda che belli i fiori in quella città, 
che mai mi ha visto e mai nemmeno mi vedrà. 
Guarda che mare! 
Guarda che barche piccole che vanno a navigare.”
 
[Ciao ciao, De Gregori. Scacchi e tarocchi, 1985]

 

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