Henry, Scholes ed il sogno che continua…


LONDRA – 
E’ tempo di favole in Inghilterra: la Premier League (massimo campionato inglese), ha riabbracciato, sorprendentemente, due figure leggendarie, che per motivi differenti, sembravano aver chiuso definitivamente con il calcio che conta.
Nel giro di una settimana, infatti, prima Thierry Henry e poi Paul Scholes, sono scesi nuovamente in campo, per la gioia dei più nostalgici ed affezionati (un po’ meno per i giocatori avversari), decidendo a modo loro anche gli esiti dei rispettivi match.
 
Due storie completamente diverse, le loro: il francese Henry, che di recente ha ottenuto una statua commemorativa all’ingresso dello stadio dell’Arsenal, dopo aver scritto la storia dei “Gunners” a suon di goal, 226 in 7 stagioni, e dopo la breve parentesi nel Barcellona, ora gioca in America, nei New York Redbulls, allungando così la sua carriera, e appesantendo un po’ di più il proprio portafoglio.
Paul Scholes invece, 37 anni dei quali 17 con addosso cucita una sola maglia, quella del Manchester United, aveva già ampiamente deciso di ritirarsi dal calcio giocato, dopo una splendida carriera, fatta di battaglie al centro del campo dove pochi hanno primeggiato come lui, guadagnandosi l’appellativo di “Silent Hero”, uno che parlava con i tacchetti sui parastinchi (e non solo) degli avversari, invece di riempire pagine di gossip.
Due vite vissute diversamente, ma, oggi, accomunate da un unico istinto: quello di sentirsi ancora utili e di poter ancora dare una mano, e nonostante le ampie critiche circa la reale efficacia di un’operazione del genere, entrambi i calciatori hanno deciso di rispondere “presente” alle richieste di aiuto dei due tecnici inglesi, viste le momentanee difficoltà dei rispettivi club.
 
Come avviene nelle favole, sognare non costa nulla ed ecco che lunedì sera, nella partita di FA Cup che vedeva l’Arsenal ospitare il Leeds (squadra di seconda divisione), il tecnico Wenger decide di mandare in campo nella ripresa proprio Henry. E gli son bastati pochi minuti, pochi palloni giocabili per realizzare l’unico goal con cui la sua squadra è riuscita a piegare gli avversari: l’esultanza è la stessa come se il tempo non fosse mai passato.
E pochi giorni dopo, nel week-end, Scholes decide di non essere da meno e riconquistate le chiavi del centrocampo, sblocca la partita tra Manchester United e Bolton (3-0 sarà il risultato finale), per l’incredulità mista a gioia dei supporter accorsi all’Old Trafford, perdendo, per una volta, il soprannome di “eroe silenzioso”.
 
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