Henry nella storia dell’Arsenal

LONDRA – Raramente capita di vedersi dedicare una statua quando si è ancora in vita, o, come nello specifico, quando non si sono ancora appese le scarpe al chiodo. Allora quando accade intuisci che c’è qualcosa di speciale, qualcosa che dev’essere celebrato sin da subito, senza rimandare ad un futuro quando i ricordi saranno oramai annacquati.
Henry ora, a 34 anni, gioca in America provando ad allungare una carriera ricca di soddisfazioni, irripetibili momenti che hanno consegnato alla storia del calcio, un ragazzo fantastico, un calciatore sublime, leggero nelle sue galoppate ed elegante nei suoi tocchi, e che è entrato nel cuore dei suoi supporter.
Il termine inglese non è casuale perché, pur avendo giocato e vinto con tante maglie, dal Monaco quando era ragazzino, passando per i trionfi nazionali con la Francia, fino ad arrivare alle vittorie “mature” nel Barcellona, quando penso a Thierry, me lo immagino con addosso una sola maglia, rossa con le maniche bianche, la maglia dell’Arsenal.
Ci sono giocatori, le cosiddette “bandiere”, che vengono ricordati e celebrati, dopo aver passato lustri con la stessa casacca; lui in fin dei conti ha giocato solo sette stagioni con i “Gunners”, ma tanti sono bastati per entrare nel cuore dei tifosi di un spicchio di Londra e per innalzarsi nell’Olimpo immortale. In totale 369 presenze e 226 realizzazioni, riportando l’Arsenal sul tetto d’Inghilterra con due Premiership e tre FA Cup ed  arrivando due volte secondo nel FIFA World Player.


Il primo goal di Henry con la maglia dell’Arsenal: 19 settembre 1999 contro il Southampton 



Ora si può capire perché, durante la celebrazione dell’anniversario dei 125 anni dell’Arsenal, è stata eretta una statua dinanzi all’ingresso dell’Emirates Stadium, immortalato nella sua esultanza classica quando, graffiando con le scarpette il terreno, scivolava sul verde prato di Highbury (il vecchio stadio dei Gunners). Insieme a lui sono stati ricordati altri due miti della squadra londinese: Tony Adams, ex difensore e poi anche capitano per ben diciannove anni e poi  Herbert Chapman, storico per aver ideato la tattica e il sistema di gioco, allenatore dell’Arsenal dal 1925 al 1934, quando si spense a causa di una polmonite a soli 55 anni.
 Henry, presente alla celebrazione, con la voce strozzata e rotta dall’emozione ha poi dichiarato:“Nemmeno nei miei sogni più folli avrei immaginato che un giorno avrebbero eretto una mia statua davanti allo stadio della squadra per cui ho giocato e che amo e sostengo. L’immagine di questa statua è un esempio perfetto dell’amore che provo per questo club. Io in ginocchio di fronte all’Emirates con Highbury alle spalle: è incredibile. Vorrei ringraziare i tifosi perché sono sempre stati speciali e per questo ho sempre cercato di dare il meglio di me stesso, anche se so che a volte questo non è stato sufficiente. Ma ho sempre dato tutto, per i supporter e per il club”.
E quando uno dimostra di dare tutto per un’ideale, dimostra di emozionarsi, di piangere per una squadra, per l’amore di uno sport, riceverà riconoscenza eterna, ed è anche così che si diventa una leggenda…
 
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